“INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA INERENTE LA CIRCOLARE IMC RISPETTO ALL’ESERCITO ITALIANO”

“Interrogazioni a risposta scritta inerente la circolare sull’Imc rispetto all’esercito italiano”

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18168

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Martedì 17 ottobre 2017, seduta n. 872

  ZACCAGNINI e PIRAS. — Al Ministro della difesa, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:

l’associazione «Il movimento libera rappresentanza», è un’organizzazione non politica, senza scopi di lucro, nata dalla volontà di un gruppo di cittadini che desiderano unire la società civile con quella «militare», alla quale partecipano anche membri osservatori di Euromil, l’organizzazione internazionale delle associazioni militari. In data 1o giugno 2015, a firma del proprio consulente legale l’avvocato Francesco Pandolfi «esperto in diritto militare», compare sul blog dell’associazione il seguente contributo dal titolo: «Militari: indice di massa corporea», nel quale si descriveva come:

«Lo Stato Maggiore dell’Esercito applica al personale militare la cosiddetta circolare I.M.C, “indice di massa corporea”, che fissa un limite tra l’idoneità e la non idoneità al servizio, ossia il limite del 30 per cento per gli uomini e il 28 per cento per le donne, riconducendo il controllo ad una mera applicazione di una formula matematica senza tenere contro della specificità di ogni individuo. Sembra però che detta circolare venga applicata in maniera generica sul personale: chi non rientra nei requisiti previsti (elaborazione matematica di valori antropometrici) viene collocato in convalescenza per lunghi periodi, fino a 180 giorni, senza lavorare, il tutto per ridurre l’IMC di almeno un punto: dopo di ciò si avvia la fase delle convalescenze, fino a due anni. Da un lato si tratta di un grave spreco economico poiché si pagano persone collocate dalla propria amministrazione a riposo coatto, dall’altra parte queste interminabili convalescenze mettono a rischio l’impiego del militare. Ora, stando ai principi di medicina legale, al fine di valutare l’idoneità o meno al servizio, si individua come sbarramento un’infermità ascrivibile ad una 5o o 6o categoria comunque, tale patologia deve essere in netto contrasto con l’espletazione dei compiti d’istituto»;

nel medesimo contributo si legge che «nelle tabelle delle valutazioni di infermità, l’obesità non viene menzionata; le CMO applicano la normativa rigidamente rispetto ad altre patologie permanenti. Non potendo riformare solo per l’obesità, tendono a far sforare i 730 giorni (stipendiati senza lavorare per risposo forzato) di aspettativa, con conseguente decadimento dal servizio e con la possibilità di non transitare nei ruoli civili. Per quanto concerne invece l’invalidità civile, la percentuale d’invalidità che può essere concessa ad un soggetto obeso (soltanto in presenza di obesità di terzo grado con IMC superiore a 40 per cento) va dal 31 per cento al 40 per cento in quei soggetti con limitata funzionalità e con masse adipose voluminose tali da non poter svolgere le normali attività»;

nel documento è altresì evidenziato che «è corretto considerare l’obesità come una patologia vera e propria da trattare come tale, ovvero con percorsi personali mirati di rieducazione elementare e di sport. Un ambiente di lavoro particolarmente stressante può condurre alcune persone ad un deperimento generale, altre all’impinguamento: si può pretendere che una persona possa intraprendere un percorso per ristabilire un equilibrio salutistico se subisce la costante pressione psicologica della paura di perdere il lavoro? Sembra arduo giungere a valutare l’obesità in funzione del grado e dell’incarico, che, evidentemente, non corrispondono a parametri medici»;

nello stesso documento si rileva che «rispetto alla questione tesa a verificare e far rientrare il personale militare all’interno dei parametri ponderali, indicati dalla direttiva di forza armata, sovente sono state sollevate da parte del personale domande e perplessità che fanno emergere forti dubbi e lacune normative»;

a giudizio dell’interrogante è condivisibile quanto esposto nel suddetto documento, laddove si legge ancora che «si ritiene opportuno rivedere alcuni parametri giudicati eccessivi e privi di fondamento scientifico con un ulteriore elemento di dubbio, nascente dal fatto che la normativa vigente preveda, in caso di superamento della percentuale del 30 per cento, l’obbligo per il personale di essere posto in convalescenza attraverso un lesivo meccanismo di deliberata “esclusione” anziché “inclusione” della persona dall’ambito lavorativo. Di fatto la persona si ritrova sola a gestire e risolvere la propria condizione»;

«la tutela della salute si evidenzia inoltre nel documento è scopo primario di ogni norma e, per questo, occorre un vero e proprio cambiamento di “filosofia”, atto a preservare e mettere al centro della problematica la persona. L’aiuto va portato in loco con l’ausilio del DSS, degli istruttori ginnico-militari, per seguire un programma alimentare e sportivo all’interno delle strutture e in orari di servizio, evitando di porre, in convalescenza e con obbligo di presentarsi alle visite preposte solo alla scadenza di questa. La convalescenza produce effetti dirompenti in termini di carriera e giuste aspettative in capo al personale rappresentato: non vengono effettuate le minime consulenze specialistiche in materia, nonostante provvedimenti quali quelli della collocazione in convalescenza (che rischiano di determinare la perdita del posto di lavoro). È noto che tali “rischi” non sussistono per gli appartenenti ad altre Forze armate, tanto meno in capo al comparto sicurezza, e ciò nonostante, i dettami legislativi di equa ordinazione. Le disposizioni in materia di I.M.C. possono portare fino alla perdita del posto di lavoro per riforma, ciò in palese disparità di trattamento tra il personale dello stesso comparto o tra i comparti Difesa-Sicurezza». Il Ministero della salute dà indicazioni ben precise sull’unità di misura I.M.C.;

l’IMC può determinare orientativamente, la valutazione del sovrappeso e dell’obesità, ma non dell’effettiva composizione della massa corporea di un individuo: in altri termini, l’IMC non distingue la massa grassa dalla massa magra. In questo modo, si presenta l’evidente rischio di sovrastimare il grasso corporeo in soggetti, come gli sportivi, che hanno una corporatura muscolosa, oppure di sottostimare il grasso corporeo in soggetti anziani, che hanno meno massa muscolare. L’IMC non consente, pertanto, di conoscere la distribuzione del grasso corporeo che, invece, è fondamentale identificare nella sua localizzazione. La distribuzione di grasso maschile, detta «androide» si associa ad una maggiore presenza di tessuto adiposo nella regione addominale, toracica, dorsale. La distribuzione di grasso «a pera» detta «ginoide» (o anche sottocutanea) si caratterizza per una presenza delle masse adipose nella metà inferiore dell’addome, nelle regioni glutee e in quelle femorali. Con l’utilizzo dell’indice di massa corporea non sarà mai possibile, ad esempio, scoprire le differenze sostanziali tra soggetto femminile e soggetto maschile, avuto riguardo alla percentuale corporea di massa grassa e massa magra. Dunque, l’indice può essere indifferentemente utilizzato sia nei confronti degli uomini, che nei confronti delle donne: è questo uno dei suoi limiti, non rappresentando alcuna distinzione uomo/donna; gli studi medico – clinici e le stesse valutazioni dell’OMS ci dicono che le donne hanno un grasso maggiore rispetto agli uomini. Discorso a parte va fatto per tutte le persone un po’ più avanti con l’età. Questa categoria di soggetti è infatti influenzata da altri fattori, rispetto agli adulti più giovani, come le modificazioni biologiche collegate all’età, allo stato di salute, allo stile di vita, ai fattori socioeconomici: è possibile, quindi, tranquillamente dedurre che per entrambi i sessi l’efficacia dell’IMC diminuisce con il passare dell’età. In buona sostanza, l’IMC, per la sua semplicità, non dà a giudizio dell’interrogante indicazioni utili sulla distribuzione del grasso corporeo, che invece sarebbe molto importante identificare –:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intendano adottare in merito;

se il Ministro della difesa intenda assumere iniziative volte a modificare la circolare di cui in premessa;

come si concili l’applicazione della suddetta circolare con la normativa vigente in materia di diritti universali dell’uomo e di tutela della salute della persona, con quanto previsto dall’atto di arruolamento sottoscritto dai quadri permanenti, nonché con l’equo ordinamento tra le Forze armate e le Forze dell’ordine.
(4-18168)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 27 ottobre 2017
nell’allegato B della seduta n. 880
4-18168
presentata da
ZACCAGNINI Adriano

Risposta. — L’idoneità al servizio militare incondizionato è un requisito fondamentale per l’assolvimento dei compiti istituzionali. Ogni singolo militare è, pertanto, tenuto a possedere tale requisito all’atto dell’arruolamento e a mantenerlo nel corso della successiva vita professionale in relazione a funzione, impiego ed età. In tale ottica, il sistema sanitario militare tutela il personale militare prevedendo una verifica periodica dei parametri antropometrici per ogni specifico tipo di impiego.
In particolare, la direttiva citata dagli interroganti, riguardante l’indice di massa corporea (Imc), è inserita in un quadro normativo che, al preciso scopo di agevolare al massimo grado il mantenimento dell’idoneità al servizio militare incondizionato, ne disciplina ogni presupposto di carattere sanitario, dal mantenimento dell’efficienza operativa, alla corretta alimentazione, allo svolgimento di visite periodiche.
Nello specifico, queste ultime hanno introdotto, con finalità di medicina preventiva, visite mediche annuali integrate da analisi di laboratorio e controlli cardiologici con una periodicità biennale o triennale in base all’età.
L’applicazione di questa circolare tiene naturalmente conto di uno 
screening clinico e/o strumentale che consente di escludere i casi in cui l’elevato valore dell’Imc derivi da una struttura muscolare particolarmente sviluppata e non da un eccesso di tessuto adiposo.
Per i militari ai quali, invece, vengono riscontrati valori di Imc superiori a 28 per le donne e 30 per gli uomini, l’ufficiale medico avvia un protocollo semestrale che, attraverso la prescrizione di un regime dietetico adeguato e di un programma di attività fisica personalizzato, consenta il calo di un punto di Imc (che corrisponde a circa 3-5 chilogrammi) nel semestre.
Durante tale periodo il personale continua a prestare regolare servizio, con la sola esclusione dall’impiego in operazioni e dell’effettuazione delle prove di efficienza operativa. Solo qualora la procedura anzidetta risulti inefficace il militare viene collocato in convalescenza sino a che non rientri al di sotto dei citati valori.
Infine, per quanto attiene al menzionato obbligo di presentarsi alle visite preposte solo alla scadenza dei prescritti periodi di convalescenza, si evidenzia che la direttiva in materia consente, a domanda dell’interessato, di effettuare la visita di controllo al raggiungimento del calo di 2 punti di Imc anche in data antecedente alla scadenza del provvedimento medico-legale.

Il Sottosegretario di Stato per la difesaGioacchino Alfano.

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