“ISPRA A RISCHIO CHIUSURA UN DANNO ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE CUI CI OPPONIAMO”

“ISPRA a rischio chiusura. Un danno alla tutela dell’ambiente cui ci opponiamo”

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17168

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Martedì 4 luglio 2017, seduta n. 826

  ZACCAGNINI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione . — Per sapere – premesso che:
a quanto risulta all’interrogante l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, Ispra, ente pubblico vigilato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, si è visto ridurre di 13 milioni di euro il contributo ordinario; da luglio 2017, dunque, 1200 dipendenti dell’Ispra saranno costretti alla inattività per mancanza di fondi; circa un centinaio di precari storici, con anzianità di servizio fino a 17 anni, saranno licenziati. L’Ispra è il principale ente pubblico di riferimento per le tematiche ambientali nel nostro Paese, svolge anche attività di ricerca funzionale all’implementazione dei numerosi compiti attribuiti allo stesso per legge e garantisce il supporto tecnico-scientifico alle istituzioni. Si tratta di un ente cosiddetto «strumentale» alle azioni del Ministero in tema di politiche ambientali;
così come riportato dal quotidiano La Stampa con un articolo dal titolo «L’ISPRA ? Da luglio chiuderà i battenti»: «[…] Le ultime settimane hanno visto le tematiche ambientali ritornare sulle prime pagine dei giornali per le importanti dichiarazioni di politici, italiani e esteri, che hanno confermato l’impegno e la determinazione nella lotta ai cambiamenti climatici e nella salvaguardia dell’ambiente, […] succedeva, però, che ricercatori e tecnologi dell’ISPRA organizzati da USB, insieme ai tecnici e al personale amministrativo, entrassero in occupazione. […] I numeri parlano chiaro: meno 13 milioni di euro al contributo ordinario dell’Ente da parte dello Stato operati in ragione della razionalizzazione della spesa; meno 43 per cento registrato per i fondi esterni; un disavanzo di bilancio di 6,3 milioni di euro, come dichiarato pubblicamente dallo stesso direttore generale nonché presidente incaricato dott. Stefano Laporta; una contrazione delle unità di personale scese dalle 1650 del 2008 alle attuali 1200, compresi i precari, a fronte di sempre più numerosi e gravosi compiti attribuiti per legge senza ulteriori aggravi per il bilancio dello Stato. Le conseguenze immediate saranno il blocco delle attività per mancanza di fondi e il licenziamento di precari storici. Ebbene, nonostante sia nelle prerogative del Ministero dell’Ambiente intervenire fattivamente, con integrazioni al contributo annuale elargito dal MEF, questo non ha mai voluto effettuare ulteriori passaggi stabili di finanziamento, se non per piccole attività aggiuntive, preferendo invece la ben più costosa società privata Sogesid. La Sogesid è una società in House del ministero dell’ambiente, oggetto di attenzione della procura e di numerose interrogazioni parlamentari, nata sotto la Prestigiacomo e, di fatto, un doppione dell’Ispra –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intendano intraprendere al fine di tutelare i posti di lavoro dei dipendenti dell’Ispra, tenuto conto, dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, il testo unico della pubblica amministrazione promosso dalla Ministra Madia, che li considera stabilizzabili;
se i Ministri interrogati non reputino opportuno e necessario assumere iniziative per tutelare l’ente considerato che i controlli dei grandi impianti industriali, come l’Ilva di Taranto, gli adempimenti del protocollo di Kyoto e degli accordi di Parigi, le attività nelle zone terremotate e lo studio del territorio, i controlli e le valutazioni ambientali, le certificazioni di qualità ambientale Emas e Ecolabel, la gestione delle emergenze ambientali, l’accertamento del danno ambientale, la supervisione sugli interventi di ripristino dei fondali dell’Isola del Giglio colpiti dal naufragio della Costa Concordia e la “ricerca finalizzata” alla protezione ambientale potrebbero subire una brusca battuta d’arresto e che a rischiare il collasso sarebbe anche il sistema nazionale di protezione ambientale (ex legge n. 132 del 2016) che ha l’ambizione di mettere a rete l’Ispra e le agenzie regionali così da garantire controlli e monitoraggi adeguati in tutto il territorio nazionale. (4-17168)

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