“INTERROGAZIONE RIGUARDO SEQUESTRO AL PORTO DI BARI DEL CARICO DI GRANO CONTAMINATO PROVENIENTE DAL CANADA”

” Interrogazione riguardo sequestro al porto di Bari del carico di grano contaminato proveniente dal Canada”

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17052

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Giovedì 22 giugno 2017, seduta n. 819

  ZACCAGNINI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
in data 19 giugno 2017  La Gazzetta del Mezzogiorno pubblicava il seguente articolo dal titolo «Bari, sequestrato maxi carico di 50 mila tonnellate di grano» nel quale si descriveva: «[…] Sequestrato, nel porto di Bari, il carico di grano (50 mila tonnellate) giunto dal Canada nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno, dopo oltre 40 giorni di navigazione. Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo»;
l’associazione GranoSalus, fondata da produttori di grano duro che persegue fra i diversi obiettivi quello del controllo della qualità sulla pasta per verificarne gli standard di qualità, dal proprio sito internet specifica come: «da molti anni ormai circa il 99 per cento della pasta è prodotta utilizzando semola ottenuta mischiando il sano e buono grano italiano con grano importato, non sempre di ottima qualità. […]. Il grano importato proviene per lo più da paesi con clima continentale dove il grano, a causa del freddo e dell’umidità, arriva al momento del raccolto ancora verde. Per permetterne la raccolta, viene disseccato artificialmente con il gliphosate (messo al bando in Italia e nell’UE). Questo può sviluppare malattie da noi non presenti quale la fusariosi. […]. I campioni di cereali stranieri risultati irregolari contengono una percentuale di pesticidi pari allo 0,8 per cento, mentre si scende ad appena lo 0,3 per cento nel caso di quelli di produzione nazionale.». Ciò nonostante, spiega associazione GranoSalus, «il Ministero della salute non specifica se il glifosate viene analizzato oppure no. […] leggendo l’ultimo rapporto del Ministero della Salute (Vigilanza e controllo degli alimenti – anno 2015), Il glifosate è escluso dall’analisi dei pesticidi e necessita di una ricerca ad hoc. Un dato è certo: nel grano canadese il glifosate è presente. Noi lo abbiamo dimostrato non solo attraverso le analisi della pasta (Test Granosalus) che hanno fatto tanto clamore. Adesso lo certificano pure le analisi che abbiamo realizzato su alcuni campioni di grano canadese che, pur essendo nei limiti, confermano la presenza dell’erbicida»;
quando il grano esce sdoganato dal porto diventa grano europeo che non dovrebbe circolare liberamente se contiene glifosato: le norme italiane ed europee, infatti, vietano l’uso di glifosato in pre-raccolta e vietano la circolazione di camion con grano pieno di glifosato –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano intraprendere al riguardo;
se non reputino opportuno e necessario – considerato che le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia – adottare ogni iniziativa atta tutelare il prodotto made in Italy prima della ratifica da parte del Parlamento europeo di questo accordo –:
se i Ministri interrogati non reputino opportuno svolgere controlli, più serrati che includano specifici test in grado di rintracciate il glifosato;
se i Ministri interrogati – considerato che al momento sull’etichetta non vi sono informazioni sulla presenza di residui dannosi, che l’unica informazione è che i produttori si mantengono sotto le soglie consentite e che le soglie stabilite dall’Unione europea sono altissime (nonostante l’uso del glifosato sia vietato) e tarate sul consumo medio europeo, ben più basso del consumo medio italiano – non reputino necessario assumere iniziative un’etichettatura più chiara che tuteli sia il made in Italy che la sicurezza del consumatore, indicando chiaramente in etichetta la percentuale di residui dannosi.
(4-17052)

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