“CHIARIMENTI SUL MANCATO INTERVENTO DELL’ITALIA NEL SALVATAGGIO IN MARE DOVE PERSERO LA VITA 268 SIRIANI”

“Chiarimenti sul mancato intervento dell’Italia nel salvataggio in mare dove  persero la vita 268 siriani”

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16894

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Giovedì 8 giugno 2017, seduta n. 811

  ZACCAGNINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa . — Per sapere – premesso che:
l’11 ottobre 2013 a 60 miglia da Lampedusa è avvenuto un naufragio in cui morirono 268 siriani, di cui 60 erano bambini. La nave Libra, il pattugliatore della Marina italiana, era ad appena un’ora e mezzo di navigazione dal barcone che stava affondando, ma i comandi militari italiani erano preoccupati di dover poi trasferire i profughi sulla costa più vicina, decidendo di non mettere a disposizione la loro unità, nonostante le numerose telefonate di soccorso e la formale e ripetuta richiesta delle Forze armate maltesi di dare istruzioni alla nave italiana perché intervenisse;
il peschereccio, partito dalla Libia con almeno 480 persone, stava imbarcando acqua perché era stato colpito dalle raffiche di mitra di miliziani che su una motovedetta volevano rapinare o sequestrare i passeggeri, quasi tutti medici siriani;
Lampedusa distava dal barcone appena 61 miglia, ma il Cincnav, la centrale operativa dello Stato maggiore di Roma, ordinava al tenente di vascello Catia Pellegrino, comandante della Libra, di allontanarsi e «non farsi vedere» e ai profughi di rivolgersi a Malta che è molto più lontana, a 118 miglia. Dopo cinque ore di attesa e di inutili solleciti da parte delle autorità maltesi ai colleghi italiani, il barcone si rovesciava;
la comandante Pellegrino è tra i quattro ufficiali della Marina e della Guardia costiera indagati per omicidio con dolo eventuale, con provvedimento coatto del tribunale di Agrigento che pochi giorni fa ha trasmesso gli atti dell’inchiesta alla procura di Roma. Da quello che risulta dalle indagini, però, a differenza degli altri ufficiali della sala operativa della Marina e della Guardia costiera, Catia Pellegrino non era stata informata delle reali condizioni di pericolo a bordo del barcone;
ad avviso dell’interrogante il 17 maggio scorso la Marina militare ha fornito al Ministro della difesa, che rispondeva ad un’interrogazione in Assemblea, ad una versione che non appare rispondente ai fatti. La registrazione delle comunicazioni tra i comandanti in servizio quel giorno rivela oggi cosa è realmente successo: Nel video diffuso dall’Espresso inerente alle registrazioni si apprende quanto segue: «Ore 15,34 il comando della Marina Militare chiama nave Libra, “il coordinamento dell’eventuale evento è di Malta […] per cui non vi avvicinate, tenetevi a 17 miglia non vi fate vedere non vi preoccupate” ore 15,37 il Dott. Mohamad Jammo chiama la guardia costiera italiana “Stiamo andando giù ! Ed abbiamo circa 100 bambini” Ore 15,37 comando della Marina Militare comunicazioni interne “Il Libra deve continuare il pattugliamento ma senza farsi vedere dalle motovedette maltesi” 15,41 il comando della Marina Militare chiama il Libra “Se Malta invia la motovedetta voi dovete evitare di essere sulla congiungente […] perché vi vede gira e se ne va”» –:
se il Governo non reputi, alla luce di quanto descritto in premessa, di dover verificare, per quanto di competenza, se sia stato adempito l’obbligo di salvataggio in mare e se nulla sia stato tralasciato nelle operazioni per evitare la tragedia.
(4-16894)

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