DIFENDERE LE API AUTOCTONE DALLE IBRIDAZIONI COMMERCIALI-RISOLUZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA

“Difendere le api autoctone dalle ibridazioni commerciali – Risoluzione in commissione Agricoltura”

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Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01250

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Martedì 2 maggio 2017, seduta n. 787

  La XIII Commissione,
premesso che:
la legge 24 dicembre 2004, n. 313, «Disciplina dell’apicoltura» pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31 dicembre 2004, recita all’articolo 1: « (Finalità). 1. La presente legge riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura in generale ed è finalizzata a garantire l’impollinazione naturale e la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine». Attualmente, la produzione di api, famiglie di api e api regine italiane, risulta spesso circoscritta e/o insufficiente rispetto alle richieste del mercato nazionale ed estero e necessita pertanto di essere maggiormente valorizzata, anche al fine di ostacolare l’introduzione di materiale genetico da altri Paesi incentivando gli agricoltori all’impiego di api regine allevate e selezionate in Italia;
le cause della forte perdita di biodiversità delle popolazioni di Apis mellifera ligustica in Italia hanno almeno due diverse origini, con evidente effetto sinergico negativo:
la prima riguarda il fatto che il parassita Varroa destructor a partire dal 1981, anno in cui è entrato in Italia, ha annientato, nel giro di pochi anni, praticamente la totalità delle colonie selvatiche che popolavano i nostri boschi e le campagne, lasciando la selezione dell’ape non più in mano della natura ma delegandola alle scelte umane;
la seconda attiene alla circostanza che, seguendo la stessa logica dell’aumento di produttività, negli ultimi anni si è sempre più diffuso in Italia l’uso degli ibridi tra sottospecie (provenienti anche dal Medio Oriente) diverse, (che gli apicoltori chiamano « Buckfast») che, sfruttando il fenomeno dell’eterosi, hanno delle caratteristiche che, nella prima generazione, possono apportare un qualche vantaggio produttivo. Tali vantaggi svaniscono poi nelle generazioni successive obbligando gli apicoltori che non volessero rinunciarvi a sostituire regolarmente le nuove regine nate negli alveari con altre regine ibride;
la sostituzione degli ecotipi locali che albergano negli alveari italiani, molto stabili dal punto di vista genetico, con ibridi commerciali che rappresentano il massimo dell’instabilità genetica, sta portando ad una rapida distruzione della biodiversità che, se non arrestata in tempo, avrà senz’altro conseguenze catastrofiche e irrimediabili. Infatti, in pochi anni non solo si rischia di giungere ad allevare soltanto pochissime linee genetiche ritenute più interessanti per gli apicoltori, con un impoverimento del patrimonio genetico delle popolazioni di Ligustica, ma addirittura si rischia la scomparsa di tale sottospecie dal territorio italiano (lo è già in ampi territori a forte vocazione produttiva) a causa delle continue ibridazioni con le altre sottospecie che si nascondono dietro gli ibridi;
già il legislatore, con la legge n. 313 del 24 dicembre 2004 ha intravisto il pericolo, e all’articolo 5 ha disposto la «salvaguardia e selezione in purezza dell’ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e dell’Apis mellifera e incentivazione dell’impiego di api regine italiane con provenienza da centri di selezione genetica». Anche il decreto ministeriale n. 18354 del 27 novembre 2009 impone agli apicoltori biologici di «privilegiare le razze autoctone secondo la loro naturale distribuzione geografica: Apis mellifera ligustica, Apis mellifera sicula (limitatamente alla Sicilia) e, limitatamente alle zone di confine, gli ibridi risultanti dal libero incrocio con le razze proprie dei paesi confinanti». Non avendo previsto nessun obbligo né sanzione, ma solo incentivi, gli apicoltori si sono sentiti liberi di sostituire le loro regine con quelle ibride o di razze non autoctone e recentemente questo fenomeno sta divenendo sempre più diffuso, tanto da rendere legittimo il dubbio circa l’appartenenza in purezza alla sottospecie Ligustica delle api allevate nella gran parte del territorio italiano. Quindi, la normativa vigente non è riuscita a frenare il proliferare degli ibridi e permane forte il rischio di perdere rapidamente la sottospecie italiana Apis mellifera ligustica. Questo fenomeno potrebbe costituirebbe un danno di inestimabile portata per le generazioni future di apicoltori e per gli stessi produttori di ibridi, dato che per sue caratteristiche la Ligustica è la sottospecie più utilizzata nella formazioni degli incroci e, alla lunga, causare una gravissima situazione ambientale mettendo a rischio la conservazione di una parte della flora spontanea italiana;
la moria delle api che si è verificata in questi ultimi anni in tutto il mondo ha raggiunto dimensioni tali da poter essere considerata un fattore che mette a repentaglio l’intera agricoltura mondiale. Nella Carolina del Sud, in seguito a un trattamento effettuato con il mezzo aereo contro la zanzara Aedes aegypti, vettore del virus Zika, è stata segnalata una moria di circa 2,5 milioni di api (46 colonie, a circa 50.000 individui per colonia, imenottero più, imenottero meno). L’episodio si è verificato dopo l’irrorazione con il mezzo aereo di un insetticida a base di Naled, un fosforganico normalmente utilizzato negli Stati Uniti in ambito civile, per controllare gli adulti dell’insetto vettore; la pratica è normalmente ammessa dall’Epa, Agenzia ambientale americana, in quanto la scarsa tossicità per i mammiferi e la sua limitata persistenza ambientale ne fanno, agli occhi delle autorità d’oltreoceano, un mezzo tecnico idoneo per questo tipo di interventi. La sua elevata tossicità nei confronti delle api, nota all’Agenzia e correttamente riportata nell’etichetta dei relativi formulati, è stata giudicata mitigabile, tuttavia Bayer e Syngenta sono finite sotto accusa grazie a una rigorosa indagine di Greenpeace: in sostanza industria e scienziati sanno da tempo che questi prodotti possono danneggiare le api; eppure nonostante questo, hanno continuato a difendere i loro pesticidi;
dal sito del Ministero della salute nel gennaio 2016 veniva divulgata la seguente notizia: lunedì 19 gennaio diventa operativa l’anagrafe delle api, con la possibilità, per gli apicoltori di registrarsi sul portale del Sistema informativo veterinario accessibile dal portale del Ministero della salute. Operatori delle Asl, aziende e allevatori potranno accedere all’anagrafe per registrare l’attività, comunicare una nuova apertura, specificare la consistenza degli apiari e il numero di arnie o le movimentazioni per compravendite. Sul sito www.vetinfo.sanita.it, una sezione pubblica dedicata all’Apicoltura consentirà di avviare la procedura online di richiesta account. Tracciabilità e salvaguardia «Si tratta di un passo in avanti decisivo – ha dichiarato il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin – sia per il lavoro degli apicoltori che per la salute dei cittadini consumatori. La nuova anagrafe – ha proseguito il Ministro – ci consentirà di garantire la tracciabilità degli apiari e del miele, la legittimità dei contributi finanziari pubblici agli apicoltori e, soprattutto, favorirà il controllo sulle malattie delle api e la gestione delle emergenze come quella recente dovuta all’infestazione esotica da Aethina tumida, il parassita delle api che lo scorso settembre ha procurato danni ingenti all’intera apicoltura nazionale». La direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario del Ministero della salute rimane in contatto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e le associazioni degli apicoltori per una tempestiva e corretta implementazione dell’anagrafe che va ad aggiungersi a quelle già esistenti per le altre specie zootecniche. «L’anagrafe delle api italiane è una importante innovazione per garantire maggiore trasparenza attraverso la rintracciabilità in un settore dove quest’anno si registra il dimezzamento dei raccolti a causa dell’andamento climatico anomalo e delle malattie» – afferma la Coldiretti nel commentare l’avvio dell’anagrafe delle api. «La produzione Made in Italy di miele di acacia, castagno, di agrumi e mille fiori è quasi dimezzata (-50 per cento) per effetto del clima ed è allarme per l’arrivo in Italia dell’insetto killer delle api, il coleottero Aethina tumida, che mangia il miele, il polline e, soprattutto la covata annientando la popolazione di api o costringendola ad abbandonare l’alveare. Al crollo dei raccolti nazionali ha fatto seguito l’aumento del 17 per cento delle importazioni dall’estero di miele naturale mentre le esportazioni sono crollate del 26 per cento, sulla base dei dati Istat relativi ai primi 9 mesi del 2014. Il risultato – denuncia la Coldiretti – è che in Italia due barattoli di miele su tre venduti nei negozi e supermercati contengono in realtà miele straniero»;
a preoccupare l’associazione di categoria è il fatto che più di 1/3 del miele importato proviene dall’Ungheria e quasi il 15 per cento dalla Cina ma anche da Romania, Argentina e Spagna dove sono permesse coltivazioni ogm che possono contaminare il polline senza alcuna indicazione in etichetta. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni ogm, è tuttavia riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti; le api svolgono, oltretutto, un ruolo di prioritaria importanza in quello che è il biomonitoraggio, che consiste nella valutazione ambientale globale, attraverso l’utilizzo di bioindicatori, cioè di organismi capaci di avvertire con certezza le alterazioni ecologiche dell’ambiente in cui vivono, alterazioni causate da vari tipi di inquinamento o da fattori di stress ambientale. Un indicatore biologico, infatti, è un organismo che reagisce in maniera osservabile, macroscopicamente o microscopicamente, alle modificazioni della sua nicchia ecologica o più in generale del suo biotopo. L’ape è considerata un eccellente organismo indicatore dello stato di inquinamento di un determinato territorio, perché oltre alla facile reperibilità e all’economicità di impiego, è dotata di un efficace apparato sensoriale. L’ape si può definire un sensore viaggiante a differenza di altri bioindicatori perlopiù immobili. In questi suoi viaggi di andata e ritorno dall’alveare, che coprono un’area di circa 6 chilometri quadrati, è instancabile nella sua attività di raccolta. Se si considera, per fare un calcolo empirico, che in un alveare in buono stato vi sono circa 10.000 bottinatrici e che ogni bottinatrice visita giornalmente circa un migliaio di fiori, si può dedurre che una colonia di api effettua 10 milioni di microprelievi ogni giorno, senza considerare il trasporto di acqua che nelle giornate calde può raggiungere anche il mezzo litro (Pinzauti e Felicioli, 1998). Di conseguenza l’ape frequenta attivamente il territorio, preleva dei campioni di sostanze eventualmente contaminate, si contamina a sua volta e torna a casa; l’insetto stesso diventa così un possibile campione da sottoporre alle analisi di laboratorio. Nel biomonitoraggio, però, oltre alle api possono venir utilizzati anche i prodotti dell’alveare come indicatori dello stato di salute ambientale;
occorre prevedere areali dove tutti gli alveari siano abitati da Apis mellifera ligustica; i territori con queste caratteristiche potrebbero essere individuati nelle aree protette per le quali, tra l’altro, la legge quadro, 394 del 6 dicembre 1991, e successive modificazioni, prevede all’articolo 11 – Regolamento del parco, comma 3: Salvo quanto previsto dal comma 5, nei parchi sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat. In particolare sono vietati:
1. a. la cattura, l’uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali; la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui sono consentite le attività agro-silvo-pastorali, nonché l’introduzione di specie estranee, vegetali o animali, che possano alterare l’equilibrio naturale; (..)»,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative per la salvaguardia della sottospecie Ligustica, limitando o arrivando a vietare, attraverso nuovi accordi in seno all’Unione europea di sottospecie diverse, compresi gli ibridi (se non naturali), nel territorio italiano, attuando altresì una strategia per la tutela della biodiversità di tale sottospecie, prevedendo delle zone di accoppiamento sufficientemente estese (almeno 200 chilometri quadrati) in areali dove tutti gli alveari allevati o naturali, siano abitati da Apis mellifera ligustica;
a portare avanti un coordinamento fra Paesi europei interessati alla salvaguardia delle specie autoctone finalizzato all’ottenimento di deroghe alle attuali normative comunitarie riguardo la libera movimentazione e commercializzazione fra i Paesi membri di animali, in modo da poter limitare o vietare l’introduzione di specie non autoctone;
ad assumere iniziative per mettere in campo forme di finanziamento ed incentivi fiscali, solo per quegli apicoltori i quali utilizzino specie autoctone dando piena applicazione alla legge 24 dicembre 2004, n. 313, «Disciplina dell’apicoltura», così come indicato in premessa;
ad assumere iniziative per prevedere specifici finanziamenti per progetti finalizzati alla salvaguardia dei ceppi autoctoni;
ad assumere iniziative per rivedere la legge inerente all’apicoltura, riconoscendo solo quegli apicoltori che utilizzino specie autoctone;
ad assumere un’iniziativa normativa sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari più stringente, rispetto a quella oggi in vigore, che introduca, a livello nazionale, divieti ed eventuali sanzioni, superando la logica delle raccomandazioni, sancendo distanze certe e determinate tra i luoghi oggetto di irrorazione con fitofarmaci e le aziende apistiche, le coltivazioni biologiche e biodinamiche, al fine di garantire la tutela degli insetti impollinatori e la salubrità dei prodotti apistici e delle produzioni agroalimentari biologiche e biodinamiche;
ad attivare un coordinamento maggiore fra Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della salute e regioni, affinché si possano affrontare le problematiche inerenti alla moria delle api, con maggiore incisività e tempestività, individuando anche lo stanziamento di fondi ad hoc non solo per formare il personale in loco, ma anche al fine di consentire agli apicoltori la possibilità di ottenere un risarcimento per le perdite subite negli alveari;
a promuovere, nell’ambito della riorganizzazione del Crea, un piano di ricerca pubblica che cerchi di approfondire le cause principali dello spopolamento delle api e dell’indebolimento genetico delle stesse, incentivando, attraverso fondi specifici, i progetti di biomonitoraggio con le api e i progetti di apicoltura naturale per l’allevamento delle api senza l’utilizzo di prodotti di sintesi, avvalendosi anche del contributo scientifico di esperti entomologi;
ad incentivare i controlli sulla produzione del miele, nonché sulla commercializzazione e sulla distribuzione in Italia dello stesso proveniente dall’estero;
ad assumere iniziative per favorire le produzioni di qualità, garantendo il consumatore e tutelando i produttori italiani da pesanti fenomeni di concorrenza sleale estera, estendendo a tutti i prodotti alimentari apistici (nello specifico pappa reale e polline) l’obbligo, attualmente in vigore per il miele, di indicare in etichetta il Paese d’origine del prodotto confezionato e per tutte le categorie di prodotti la provenienza dei pollini utilizzati, e promuovendo l’etichettatura obbligatoria per i prodotti apistici europei al fine di superare quanto previsto dal regolamento (UE) n. 1169/2011 (relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori);
ad assumere iniziative per aumentare il numero dei controlli sulle merci e la qualità di tali controlli (in particolare, sul legname da ardere e sui prodotti affini importati), prevedendo eventualmente il blocco delle importazioni di determinate merci ritenute altamente pericolose, perché potenzialmente vettori di parassiti alieni;
a dare continuità al progetto «Beenet» con opportuni stanziamenti finanziari.
(7-01250) «Zaccagnini».

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