RIFORMARE LA PAC DOPO 60 ANNI PER SOSTENERE LE PICCOLE E MEDIE AZIENDE AGRICOLE RISPETTOSE DELL’AMBIENTE: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA

Riformare la PAC dopo 60 anni per sostenere le piccole e medie aziende agricole rispettose dell’ambiente: la nostra risoluzione in commissione agricoltura

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Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01216

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Martedì 14 marzo 2017, seduta n. 759

La XIII Commissione,
premesso che:
è iniziato il dibattito sulla Politica agricola comune (Pac) post-2020. Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Junker, ha riconosciuto l’importanza di una politica agricola europea, il Commissario europeo per l’agricoltura, Phil Hogan ha annunciato una riforma all’insegna della «modernizzazione e semplificazione» e l’imminente avvio di un’ampia consultazione pubblica;
infatti, il 2 febbraio 2017, il commissario Hogan ha lanciato la consultazione sulla riforma della politica agricola che si concluderà nelle prime settimane di maggio;
l’obiettivo è quello di riassumere le informazioni disponibili sui risultati ottenuti fino a, trarre insegnamenti dall’attuazione della riforma, avviare un dialogo strutturato, confermare qua siano le difficoltà attuali, e anticipare le necessità di modernizzazione e semplificazione della Pac. Tutto questo tramite l’elaborazione di un questionario i cui risultati saranno pubblicati sul sito e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e resi noti in una conferenza pubblica nel luglio 2017;
come sostenuto dal Ministro Martina nel suo recentissimo intervento nella XIII Commissione della Camera a questo riguardo «Si tratta di un’iniziativa molto importante, i contributi ricevuti sono utili per fornire delle indicazioni per definire le nuove priorità strategiche della Pac, in particolare crescita e occupazione, per ammodernare e semplificare l’intero impianto normativo basato su due pilastri, e per rispondere alle principali sfide che l’agricoltura e le zone rurali dovranno affrontare»;
la politica agricola comune è stata concepita all’inizio degli anni ’60 per assicurare l’approvvigionamento alimentare delle popolazioni europee, garantendo un reddito dignitoso agli agricoltori e, al contempo, prezzi accessibili per i consumatori, attraverso dei meccanismi di intervento sul mercato dei prodotti agricoli. Attraverso continue riforme, ha progressivamente abbandonato la sua originaria vocazione per sostenere il processo di globalizzazione economica. Ciò ha portato oggi ad un’iniqua distribuzione dei guadagni, a causa dell’abbattimento dei prezzi che non tengono conto dei costi di produzione. Molte aziende sono sparite e le misure a sostegno dell’ambiente non riescono a far ridurre l’uso dei pesticidi e la biodiversità sta diminuendo;
al contempo, sono aumentati i prodotti alimentari industriali, con conseguente aumento di problemi di salute, il consumatore spesso non ha più la possibilità di scegliere cosa mangiare e milioni di poveri in Europa oggi non possono avere un’alimentazione sana ed adeguata;
è necessario un diverso approccio della Pac, basato sul rispetto dei diritti umani e in grado di soddisfare i bisogni delle popolazioni e delle generazioni future;
nel corso di quest’anno avrà anche inizio il negoziato sulla riforma del bilancio comunitario. Il futuro budget per la Pac sarà fondamentale per l’intero impianto. Viene continuamente messo a dura prova, da un lato, per contenere la spesa complessiva dell’Unione europea, dall’altro lato, in quanto la Pac viene da molte parti accusata di essere troppo generosa nei confronti del settore agricolo. Il negoziato si preannuncia difficile, sia per le note ragioni di carattere politico, sia per gli effetti generati sul bilancio dalla Brexit. Il Regno Unito è un forte contributore netto e, con la Brexit, si genererà una riduzione delle entrate in bilancio; inoltre, va anche considerato che l’Italia non dovrebbe più versare al bilancio la propria quota di « rebate» per ridurre la spesa del Regno Unito. Inoltre, con l’uscita del Regno Unito verrà a mancare uno dei Pesi che in passato si sono spesi per ottenere la riduzione del bilancio dell’Unione europea;
come sostenuto dal Ministro Martina «in questa situazione incerta per il bilancio, l’Italia può giocare una partita importante, sostenendo con forza le ragioni di una spesa agricola non indifferenziata, ma rivolta alla tutela del reddito degli agricoltori, al sostegno della qualità dei prodotti alimentari, alla gestione sostenibile e razionale delle risorse naturali, alla diversificazione delle attività agricole e alla valorizzazione dei territori rurali»,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative affinché l’obiettivo primario della Politica agricola comune siano la sicurezza e la sovranità dei popoli europei in ambito alimentare, mediante il raggiungimento dell’indipendenza nella produzione di prodotti alimentari a livello territoriale;
ad intervenire nelle sedi europee per garantire che i numerosi agricoltori in tutta Europa possano assicurare un’adeguata produzione di prodotti alimentari sia a livello qualitativo, che quantitativo;
ad assumere iniziative per garantire che tutti i produttori possano avere l’opportunità di ottenere prodotti alimentari più sani e rispettosi dell’ambiente e affinché siano garantiti a tutti degli aiuti pubblici;
ad assumere iniziative per consentire la crescita delle aziende nel settore agricolo, in modo che i produttori possano avere il diritto ad una remunerazione dignitosa, basata principalmente su prezzi equi e solidali (che consentano di rimanere sul mercato senza sovvenzioni per la maggior parte degli agricoltori, ad esclusione degli investimenti e del periodo di transizione);
ad assumere iniziative per garantire l’uso di strumenti di intervento pubblico come le quote che abbiano lo scopo di equilibrare domanda e offerta;
a garantire lo sviluppo di solidi mercati locali e regionali, aperti a tutti i produttori agricoli, assumendo iniziative per l’adozione di regole comuni per le piccole aziende con pochi addetti, in modo tale che siano favorite le imprese locali per le forniture di pasti e bevande presso amministrazioni pubbliche;
ad assumere iniziative per assicurare che i produttori possano contare su strumenti di mutua assicurazione per coprire i rischi climatici o sanitari;
ad assumere iniziative normative per garantire che siano stanziati fondi statali con le seguenti finalità: sostegno al lavoro agricolo, tutela delle aziende agricole a carattere famigliare nelle aree più deboli, creazione di nuove imprese agricole, qualità del cibo, tutela della biodiversità, dell’acqua, del clima delle zone rurali;
a far sì che l’Unione europea possa svolgere un ruolo attivo per promuovere nuove aziende agricole, sostenere il ricambio generazionale e incentivare lo sviluppo delle zone rurali;
ad assumere iniziative al fine di garantire aiuti pubblici per tutelare il rispetto dei diritti umani, dell’ambiente e del benessere degli animali in contesti di produzione agricola, in modo tale che, gli aiuti pubblici siano subordinati al rispetto da parte delle imprese di vincoli sociali come il rispetto del lavoro e dei diritti sociali, dei braccianti, come la previsione di salari dignitosi e la non discriminazione dei lavoratori stagionali immigrati e delle loro famiglie, e altresì affinché nessun aiuto sia riconosciuto all’industria alimentare;
ad assumere iniziative, per quanto di competenza, tese a garantire che sia favorita la partecipazione dei cittadini alle politiche agricole e alimentari a livello locale (attraverso comitati locali), nazionale ed europeo;
ad intervenire nelle sedi europee affinché l’innovazione sia intesa e gestita come un processo chiave per la tutela delle aziende agricole, piccole e a conduzione famigliare, per mettere a punto un modello di agricoltura e di produzione alimentare che sia socialmente equa, salutare e sostenibile;
ad assumere iniziative per garantire che i fondi per la ricerca siano dedicati a questi modelli innovativi per le aziende agricole piccole e a conduzione famigliare.

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