PRESENTATA INTERPELLANZA SUL RUOLO DELLE OSTETRICHE E SUI  TEMPI  NECESSARI PER L’EMANAZIONE DELLE LINEE GUIDA PER IL PARTO IN CASA ED « IN CASA MATERNITÀ’ »

Presentata Interpellanza sul ruolo delle ostetriche e sui tempi necessari  per l’emanazione delle linee guida per il parto in casa ed  «in casa maternità » 

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Atto Camera

Interpellanza 2-01521

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Mercoledì 26 ottobre 2016, seduta n. 699

  Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
la presidente dell’Associazione Italiana di Ostetricia (Aio), Antonella Marchi, ha sostenuto: «Per facilitare il parto naturale e la sicurezza al momento della nascita serve aumentare il personale in modo da garantire a ogni partoriente un’assistenza one-to-one. I parti cesarei ancora rappresentano il 36,7% dei circa 500 mila parti l’anno che si fanno nel nostro Paese, annoverandolo tra i peggiori europei». «Tra le cause – ha poi spiegato, la presidente dell’Aio – anche il fatto che gli ospedali e i consultori sono scoperti di ostetriche, senza le quali qualsiasi proposta rimane su carta. Assumerne è fondamentale per garantire il rapporto “uno a uno” con la partoriente, necessario per ridurre i cesarei, che se effettuati al di fuori delle necessità cliniche aumentano la mortalità materna e fetale». La presidente ha anche rilevato che è necessaria inoltre «una revisione annuale dei requisiti dei professionisti della sanità attraverso un portfolio delle competenze e delle performance»; ha invece rimarcato la sua contrarietà alla pratica del «BabyBirth», la fascia esterna che dovrebbe facilitare l’espulsione del neonato, «perché antitesi della nascita fisiologica», mentre ha ribadito il suo appoggio alla pratica del parto spontaneo dopo cesareo (Vbac), ma solo secondo linee guida in materia, inserendo l’ipotesi di accompagnamento della partoriente in ospedale da parte dell’ostetrica di fiducia, «ma solo se con iscrizione all’albo. Quello dell’abusivismo – ha concluso Marchi – è un enorme problema nella nostra professione»;
nei Paesi europei la donna viene dimessa subito dopo il parto ed ha diritto ad un’ostetrica a domicilio nei primi 10 giorni successivi per le cure e la puericultura; va tenuto presente che, non avendo questo tipo di servizio in Italia, i tempi di ospedalizzazione si allungano, rendendo l’evento parto un fatto estremamente medicalizzato –:
se la Ministra interpellata sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa e se non reputi di dover far proprie le istanze sottolineate dall’Associazione italiana di ostetricia (Aio), sopra riportate, con particolare riferimento alla promozione della pratica «uno a uno», un’ostetrica – una donna al travaglio;
se la Ministra non intenda assumere iniziative per definire nuove linee guida in materia di parto, applicando il «Birth Plan», il documento attraverso cui i genitori chiedono alla struttura di mettere in atto le proprie preferenze per il parto, condividendolo sia con l’ostetrica che con il ginecologo;
se la Ministra non intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché sia promossa un’attenta valutazione, a cura dell’ostetrica, del rischio clinico, per la scelta appropriata del luogo del parto;
se la Ministra non pensi di dover assumere iniziative, per quanto di competenza, per prevedere forme di supporto ai genitori nella stesura del «Birth Plan» o piano nascita, da condividere con il medico e l’ostetrica della struttura dove la partoriente si recherà a partorire;
se la Ministra non reputi opportuno assumere iniziative, per quanto di competenza, per favorire la pratica della dimissione della partoriente a 6 ore dal parto, con presa in carico immediata da parte dell’ostetrica del consultorio e dove ciò non sia possibile, per aprire convenzioni con le libere professioniste;
se la Ministra non reputi di assumere iniziative per prevedere laddove, non ci siano ancora ostetriche, la possibilità per le strutture pubbliche di aprire convenzioni, come per i ginecologi, con ostetriche libere professioniste, sempre vigilando sulla certificazione di iscrizione all’albo professionale, per evitare episodi di abusivismo, introducendo come nel resto dei Paesi europei la pratica secondo cui regioni e asl devono verificare annualmente i requisiti dei professionisti tramite il «Portfolio personale delle competenze e delle performance» per garantire la migliore assistenza alle famiglie e prevedere sanzioni per quelli non preparati nell’esercizio della professione;
se la Ministra intenda attivarsi per definire in tempi brevi linee guida per il parto a casa ed «in casa maternità», come richiesto dall’Istituto superiore della sanità.
(2-01521) «Zaccagnini».

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