Ieri la Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge contro il Caporalato, che prevede un forte inasprimento degli strumenti penali per i caporali, indennizzi per le vittime e un piano di interventi per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali. Ne abbiamo parlato con l’On. Adriano Zaccagnini, del Gruppo Misto e nella Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

Intervista di Lorenzo Carchini

Una legge che serviva, quella approvata ieri all’unanimità alla Camera contro il caporalato. Si tratta di un fenomeno in cui sono coinvolte – secondo stime sindacali e di associazioni di volontariato- circa 400.000 lavoratori, sia italiani che stranieri; ed è diffuso in tutte le aree del Paese dal sud al nord, in settori dell’agricoltura molto diversi
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Un provvedimento importante, secondo l’On. Adriano Zaccagnini (Gruppo Misto e Commissione Agricoltura della Camera), perché “inserisce una previsione di reato di caporalato, un reato molto pesante equiparabile a quelli per mafia e pone la responsabilità in capo all’azienda sfruttatrice”. Il caporalato, infatti, costituisce un vero e proprio “reato spia” di infiltrazioni della criminalità organizzata, le “agromafie”, e “l’obiettivo della legge è far emergere l’illegalità diffusa che certi territori presentano”.

Certo, sostiene il parlamentare romano, non sarà una legge perfetta, ma necessaria. Da porre all’interno di un contesto di sinergie fra territorio, stato e organizzazioni di categoria mirato al rispetto dei diritti, guardando a quello che dovrà esser il prossimo passo, ovvero “la regolarizzazione dei lavoratori immigrati”, per prevenire la condizione di precarietà di una porzione di lavoratori a rischio sfruttamento. Per questo nella legge è stata inserita “una white list di di aziende che lavorano in maniera corretta che si fanno sottoporre a controlli ulteriori e che possono attestare come la loro filiera sia pulita”.

Infine il referendum costituzionale e la Manovra, che da tempo monopolizzano il dibattito politico. Un giudizio in fieri, quello di Zaccagnini. Le problematiche, sono soprattutto intorno al combinato disposto con l’Italicum. Ma entrando nel merito “credo che il titolo V semplifichi veramente per alcune questioni le competenze che c’erano fra regioni e stato e sia una semplificazione necessaria per un paese come l’Italia”; in particolare nella gestione energetica. Tutto sommato, comunque, una riforma destinata a rimanere “nel solco della democrazia parlamentare”.

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