“Chiarimenti su motivazioni chiusura centro nascita Amico del Bambino di Vipiteno”

VIPITENO

 

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Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01448

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Martedì 2 agosto 2016, seduta n. 666

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
il punto nascita dell’ospedale di Vipiteno è destinato ad essere chiuso entro la data del 31 ottobre 2016 come deliberato dalla giunta della provincia autonoma di Bolzano del 12 luglio 2016. Il reparto di maternità dell’ospedale di Vipiteno (Bolzano) rappresenta una vera e propria eccellenza italiana nell’ambito dell’assistenza alla nascita;
presso il punto nascita di Vipiteno viene erogata un’assistenza rispettosa della fisiologia e dei diritti fondamentali della persona umana, con una grande attenzione verso la relazione mamma-bambino. I bisogni della donna e del neonato, insieme al rispetto e alla cura ottimale di entrambe, sono l’obiettivo di tutto il personale medico, ostetrico e infermieristico. Per questo motivo molte donne provenienti da altre regioni scelgono di andare a partorire presso il punto nascita del presidio ospedaliero di Vipiteno;
eppure questo reparto sta per chiudere a causa dei tagli sanitari. Ma se chiuderà questo reparto l’Italia perderà un’eccellenza unica nel suo genere;
per comprendere la qualità della cura erogata si deve evidenziare che in questo ospedale:
1) il diritto alla libera autodeterminazione della donna viene rispettato, consentendo alle partorienti di scegliere autonomamente la modalità di parto che preferiscono;
2) il diritto alla salute delle donne viene protetto tramite la riduzione dei medicinali e dell’uso di apparecchiature cliniche, senza con ciò perdere di vista la salute e la sicurezza di madre e bimbo. Si ricorda che l’Oms – Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un livello di cure più basso possibile compatibilmente con la sicurezza;
3) la dignità della donna è rispettata tramite la limitazione allo stretto indispensabile dei clisteri, della tricotomia del pube e rispettando la sua privacy, come raccomandato dall’Oms;
4) il diritto all’integrità fisica viene realizzato tramite la riduzione delle episiotomie di routine e delle misure per indurre il parto. Anche il tasso di tagli cesarei è di gran lunga più basso della media nazionale;
5) i diritti del neonato vengono rispettati praticando il taglio ritardato del cordone ombelicale, il sostegno all’allattamento, garantendo una cura amorevole e un contatto immediato con i genitori (il cosiddetto processo del «bonding»), accogliendo la nuova famiglia, padri e fratellini inclusi, in un ambiente confortevole e ospitale;
6) le infermiere affiancano le neo-mamme sostenendole nell’allattamento. La nursery viene gestita come rooming-in, consentendo alla mamma di tenere il neonato con sé in camera giorno e notte, potendo però affidarlo in qualunque momento alle infermiere del nido;
7) per il sostegno all’allattamento materno il reparto ha ottenuto già nel 2002 il riconoscimento dell’Unicef come «ospedale amico del bambino» ed è stato nuovamente certificato dall’Unicef nel 2015;
8) il modello di cura è improntato ad un’ostetricia moderna che tende al miglioramento continuo, al servizio della donna, per valorizzare le competenze fisiologiche di madre e bambino, rispettandone i diritti, la cultura e i valori;
9) il reparto maternità di Vipiteno realizza pienamente le azioni 1 e 5 suggerite, in occasione della Prima giornata nazionale della salute della donna del 22 aprile 2016, dal tavolo 1 «Sessualità, fertilità e salute materna» e confluita nelle direttrici di azione del Manifesto della salute della donna, promossa dal Ministero della salute, in particolare: «Promuovere la medicina della felicità quale integrazione tra conoscenze mediche e dialogo comunicativo (medicina narrativa) ed equità, per una medicina centrata sulla donna»;
il programma del Ministero della salute, attraverso l’accordo Stato-regioni del 2010, promuove misure volte a sviluppare modelli di ri-organizzazione della rete dei servizi per raggiungere una maggiore appropriatezza nell’assistenza al percorso nascita, con una riduzione dei tagli cesarei e di ogni altra pratica lesiva dell’integrità psico-fisica della donna e del neonato;
il punto nascita di Vipiteno possiede i requisiti previsti dall’accordo Stato-regioni, in particolare raggiunge il numero di 500 parti all’anno e può garantire la presenza attiva, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, di quattro figure mediche: ostetrica, ginecologo, anestesista e pediatra, come si evince dal calendario di copertura dei turni già inviato dall’ospedale di Vipiteno alla provincia autonoma di Bolzano;
la giunta comunale di Vipiteno si è occupata della prossima chiusura del reparto nascite affermando che comporterebbe una limitazione estrema dell’offerta sanitaria e della qualità della vita nell’Alta Val d’Isarco;
la giunta della provincia autonoma, ad avviso della giunta comunale di Vipiteno, avrebbe ignorato la richiesta di mantenere il punto nascite dell’ospedale di Vipiteno espressa da migliaia di cittadini oltre che dalla risoluzione votata all’unanimità da parte di tutti i consigli comunali dell’Alta Val d’Isarco;
la giunta ripete nuovamente i molti argomenti che sono a favore del mantenimento del reparto nascite:
nel 2014 la soglia minima delle 500 nascite prevista in Italia è stata sfiorata con 488 parti;
dall’inizio del 2016 sono già venuti al mondo 280 bambini nell’ospedale di Vipiteno e quindi la soglia minima di 500 parti verrà agevolmente superata, conseguentemente non servirà un’autorizzazione eccezionale da parte del Ministero;
il fatto che molti nascituri provengano da altri comprensori è la prova della qualità e la fiducia che esprime questo reparto;
secondo il direttore medico dell’ospedale di Vipiteno tutti gli standard di sicurezza e strutturali che il Ministero della salute richiede sono assicurati. I medici specializzati per anestesia, ginecologia e pediatria, come anche il servizio di ostetricia, sono confermati e per questo non ha senso indicare come ultimo termine il 29 luglio 2016;
la distanza tra Vipiteno e Bressanone supera i 30 chilometri. Inoltre le distanze delle valli laterali dall’ospedale di Bressanone arrivano a 70 chilometri. Ad esempio, anche Merano è distanziata da Bolzano di soli 20 chilometri;
in considerazione dell’elevata qualità del reparto nascite di Vipiteno, la quasi totalità delle abitanti dell’Alta Val d’Isarco ha o partorito nel loro ospedale, mentre, nel 2015, 193 donne provenienti da Val d’Isarco, Bassa Atesina, Val Pusteria e Val Sarentino hanno messo al mondo il proprio figlio nell’ospedale di Vipiteno. Questa è la prova che le mamme a Vipiteno si sentono assistite in modo eccellente dal punto di vista della qualità e della sicurezza. Detto questo, è incomprensibile che tutte queste persone non possano più scegliere l’ospedale di Vipiteno solamente a causa di un ordine dall’alto;
la chiusura del reparto nascite dell’ospedale di San Candido non ha risolto il problema legato al personale medico dell’ospedale di Brunico. C’è da aspettarsi che l’eventuale chiusura del reparto di Vipiteno non risolverà i problemi dell’ospedale di Bressanone. Il rischio è quello che in futuro sia l’Alta Val d’Isarco, che la Val d’Isarco non avranno un reparto nascite funzionale né a Vipiteno, né a Bressanone. A causa della vicinanza di Vipiteno a Innsbruck c’è la reale possibilità che il personale medico e paramedico scelga di spostarsi oltre il confine e quindi che le aziende sanitarie dell’Alto Adige perderanno anche queste risorse;
il dibattito sulla chiusura dei punti nascita e/o sul loro numero, a detta dell’interpellante non è solo questione di parti più o meno sotto la soglia di 500/anno. Il problema andrebbe affrontato da un’altra angolazione, il parto non è una malattia, ma un fatto naturale: Organizzazione mondiale della sanità (Oms) su «La prevenzione e l’eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto delle donne durante l’assistenza al parto nelle strutture ospedaliere». Tale dichiarazione evidenzia quali siano i trattamenti che le donne subiscono durante l’assistenza al parto e in particolare: «l’abuso fisico diretto, la profonda umiliazione e l’abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), la mancanza di riservatezza, la carenza di un consenso realmente informato, il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore, gravi violazioni della privacy, il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna, la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare. Inoltre, adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli, donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi». L’Oms evidenzia che l’abuso e la mancanza di rispetto nell’assistenza al parto violano i diritti umani delle donne, quali enunciati nelle dichiarazioni universali. In particolare i maltrattamenti durante il parto violano il diritto costituzionale alla salute delle donne e dei bambini. Si ritiene che nessun obiettivo di salute, sia individuale che pubblica, possa essere raggiunto. Nel nostro Paese negli ultimi anni si è assistito a una progressiva medicalizzazione dell’evento nascita con un incremento del tasso dei tagli cesarei non giustificato sul piano clinico e con effetti potenzialmente dannosi sulla salute a breve e a lungo termine delle madri e dei bambini, come affermato dalla più recente dichiarazione dell’Oms sul numero di tagli cesarei;
da alcuni mesi è nata nel nostro Paese la campagna #Bastatacere, che per la prima volta in Italia parla di «violenza ostetrica», una tipologia di violenza contro le donne, già classificata da legislazioni di Paesi dell’America latina e che consiste nell’appropriazione del corpo e del processo riproduttivo delle donne da parte del personale medico attraverso trattamenti disumani e degradanti e la medicalizzazione del processo del travaglio e del parto. Tali abusi producono la perdita di autonomia della donna e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità con conseguenze sulla qualità della vita;
la nascita, nonostante la contrazione dei nati, rimane la causa più frequente di ricovero nelle strutture sanitarie italiane. Promuovere e validare percorsi di buone pratiche per l’assistenza prenatale, intrapartum e postnatale sono aspetti cruciali della pratica ostetrica e una priorità di salute pubblica. A partire dalle indicazioni contenute nel Progetto obiettivo materno infantile del 2000 fino all’Accordo Stato-regioni del 16 dicembre 2010: Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e della appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo, il Paese ha cercato di favorire la riorganizzazione e l’integrazione dei servizi territoriali a ospedalieri con l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza delle cure perinatali;
va considerata la prossima scadenza del 29 luglio 2016 per la richiesta di deroghe rispetto alle chiusure di punti nascita da parte della provincia autonoma di Bolzano –:
se la Ministra interpellata sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa, se non intenda approfondire le motivazioni che portano alla chiusura del centro nascita di Vipiteno considerato d’eccellenza, e se non intenda intraprendere tutte le iniziative di competenza affinché il centro, in sinergia con la provincia autonoma, mantenga il servizio offerto;
se la Ministra non intenda assumere iniziative per appurare il perfetto funzionamento del reparto e l’elevata qualità della cura erogata;
se la Ministra riconosca o meno al suddetto centro un particolare valore per il lavoro svolto e l’approccio umanizzante e di cura che viene praticato per la madre, il neonato e tutta la famiglia nel momento della nascita;
se la Ministra interpellata non ritenga di chiarire le scelte operate nella redazione delle linee guida intrapartum relative al parto fisiologico;
quali iniziative la Ministra interpellata intenda assumere per privilegiare centri che lavorano per un approccio umanizzante della nascita come quello di Vipiteno, tenuto conto che, a seguito della campagna mediatica #BastaTacere, è emerso un quadro allarmante di abusi nel parto e di violenza ostetrica riferito dalle donne, di cui il caso dell’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria è uno dei più evidenti;
se non ritenga la Ministra interpellata di assumere ogni iniziativa di competenza al fine di garantire la permanenza di punti nascita seppure al di sotto di 500 parti/anno (anche se questo non è il caso del centro nascita di Vipiteno che supera la soglia dei 500 parti/anno) e in deroga ad alcuni parametri e standard individuati dall’accordo raggiunto in seno alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni del 16 dicembre 2010, qualora ubicati in aree critiche quali quelle dei territori montani o quelle segnate da frammentazione territoriale, o da particolari caratteristiche orografiche, o distanti da altre strutture ostetrico/ginecologiche di livello superiore;
se, all’interno di un avviato processo di razionalizzazione dei centri nascita e di una riduzione della loro presenza, non si ritenga di riflettere maggiormente su questa decisione e non si intenda mantenere una diffusione sul territorio più capillare;
se la Ministra interpellata non reputi opportuno specificare, nel processo di razionalizzazione dei centri nascita in Italia, se sia presente in parallelo un forte investimento nell’aggiornamento delle linee guida e nella formazione degli operatori sanitari, in modo che all’accorpamento dei centri corrisponda un incremento dei livelli assistenziali volti a personalizzare il momento della nascita e a realizzare una cura rispettosa e di qualità, determinante per la buona riuscita del parto e per la salute prossima e futura del neonato e della madre.
(2-01448) «Zaccagnini, Kronbichler, Scotto».

 

 

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