“Interrogazione sul progetto di discarica a Sezzadio in Piemonte con particolare attenzione per l’inquinamento della falda acquifera potabile e la difesa dell’ambiente”

 

discarica-sezzadio-h-1305

 Documento è  consultabile sul sito web della Camera dei Deputati: clicca qui 
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13809

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Giovedì 14 luglio 2016, seduta n. 654

ZACCAGNINI e SANNICANDRO. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
la provincia di Alessandria è da sempre povera di risorse idriche. Sul suo territorio vi si trova, però, una grande falda acquifera, denominata dalla regione «di riserva», per il suo interesse in quanto può dare da bere potenzialmente a 200.000 persone. Sono stati così spesi fondi pubblici della provincia per un intervento tecnico, costato 9.000.000 euro, denominato «il tubone» il quale rifornisce tutti i paesi dell’area dell’acquese;
nel 2012, la provincia di Alessandria ha autorizzato il progetto di discarica a Sezzadio, in località Cascina Borio, voluto dalla ditta Riccoboni s.p.a. decisa a costruire un impianto per rifiuti non pericolosi. Questo provvedimento ha già scatenato la protesta dei 28 sindaci dell’acquese e dei comitati di base della Valle Bormida, da anni in prima linea per difendere la falda acquifera;
in data 5 marzo 2015 dalla testata on line « GreenReport.it» riportava la seguente notizia dal titolo «Autorizzazione ambientale alla discarica: può non essere ostacolata dalla classificazione urbanistica», nella quale si descriveva come: «La classificazione urbanistica in contrasto con il progetto della realizzazione di una discarica non costituisce di per sé ostacolo al rilascio dell’autorizzazione ambientale, in quanto è la stessa autorizzazione ad avere l’effetto di variare automaticamente lo strumento urbanistico»;

discarica 2
il tribunale amministrativo del Piemonte (Tar) lo ribadisce con la sentenza del mese scorso n. 318 in riferimento alla realizzazione della discarica di rifiuti non pericolosi nel comune di Sezzadio. Alla realizzazione la provincia di Alessandria ha espresso un giudizio negativo sulla compatibilità ambientale e sull’autorizzazione integrata ambientale (Aia) per una serie di motivi, tra cui il fatto che la realizzazione della discarica si porrebbe in contrasto con la destinazione urbanistica che il comune di Sezzadio ha impresso all’area con una variante parziale. Si registra inoltre che vi sarebbe un interesse pubblico a che la cava su cui è prevista la discarica venga sfruttata fino al suo esaurimento, cosa che, secondo l’amministrazione, non sarebbe possibile nel caso in cui si interrompesse la coltivazione della cava. Si fa riferimento altresì al fatto che trattandosi di un intervento a iniziativa privata, non sussisterebbe la pubblica utilità dell’opera. È il legislatore del 2006 che prevede espressamente che «l’approvazione [del progetto] … costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori»;
la disposizione (articolo 208 del decreto legislativo n. 152 del 2006) va intesa nel senso che la localizzazione dell’impianto può essere autorizzata anche su un’area incompatibile secondo le previsioni dello «strumento urbanistico». In questo caso lo strumento urbanistico resta automaticamente variato in senso conforme alla destinazione dell’impianto autorizzato senza necessità di attivare previamente la complessa procedura di variazione dello strumento urbanistico prevista dalla normativa di settore;
inoltre, secondo il Tar, appare infondato l’argomento per cui la discarica – in quanto realizzata ad iniziativa privata – non sarebbe di pubblica utilità, perché la pubblica utilità (o il pubblico interesse) di un’opera prescinde dal fatto che l’opera stessa sia realizzata ad iniziativa pubblica o privata. I comitati locali non si arrendono e annunciano battaglia: «Siamo determinati a respingere con forza la sentenza dei Tar del Piemonte elci 18 febbraio a favore della Riccoboni – dice in un comunica Vicente “Urbano” Taquias, rappresentante del Comitato di Base di Sezzadio – che la autorizzerebbe ad aprire una cava in Cascina Borio ed usarla per portare 1.700.000 mc di rifiuti che andrebbero inevitabilmente ad inquinare la falda acquifera» che è l’esatto contrario di quanto sostiene il Tar: la discarica non interesserebbe la vasta falda acquifera[…]»;
nel 2015 è stato depositato un progetto di ampliamenti con lavorazioni di rifiuti tossico/nocivi negli stabilimenti di Predosa della Grassano/Riccoboni (700 codici cer di cui 400 tossico nocivi). Entrambe le aree sono riconosciute all’interno del piano tutela acque, e sono zone di rise (aree ricarica falde per consumo umano). Nonostante questo l’azienda ha avuto delle autorizzazioni e ad oggi ci sono 4 ricorsi pendenti: tre al TAR, fatti dai comuni di Acqui Terme, Strevi, Cassine, Rivalta Bormida, Castelnuovo Bormida e Sezzadio ed uno al Consiglio di Stato dal comune di Sezzadio;
tutta la popolazione della Valle Bormida si è mobilitata in difesa della falda acquifera, vista la gravità del pericolo incombente e ventiquattro comuni, con le rispettive amministrazioni hanno deciso, nel 2013, di unirsi in Convenzione, unico caso in Italia, a difesa dell’acqua e contro questi progetti che andrebbero a compromettere il futuro di un territorio –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
di quali elementi disponga il Ministro interrogato, anche in considerazione dell’allarme lancio dai comitati ambientalisti, circa l’eventuale rischio di inquinamento della falda acquifera sottostante alla zona interessata dalla discarica;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno assumere iniziative normative al fine di regolamentare l’apertura di nove di discariche su tutto il territorio nazionale, in particolare con riferimento a fattispecie come quella piemontese, procedendo anche a un’armonizzazione del sistema delle competenze;
se il Ministro interrogato, in virtù del «principio di precauzione» valido a livello europeo, che andrebbe ad escludere insediamenti potenzialmente pericolosi per una risorsa unica ed insostituibile come l’acqua, non intraveda il rischio di incorrere, per ciò che è esposto in premessa, in una procedura d’infrazione a livello comunitario. (4-13809)

Lascia un commento