“Nessun attacco alle categorie di ginecologi e anestesisti, la proposta di legge mira a proteggere i diritti fondamentali della partoriente e del neonato, in linea con l’OMS e le Convenzioni internazionali, e nella direzione della sicurezza e appropriatezza dell’assistenza alla maternità e nascita.

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La proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” non può in alcun modo essere inteso come un attacco alla categoria medica in quanto la protezione dei diritti fondamentali della donna e del bambino sono requisiti imprescindibili per erogare una cura rispettosa e di qualità, anche nell’interesse del personale sanitario coinvolto.



La proposta in questione mira a dare concreta attuazione al principio costituzionale della libera autodeterminazione ai trattamenti sanitari (art 2 e art 32 della Costituzione italiana). Tale diritto non può subire alcuna limitazione se si tratta di donne in procinto di partorire.
In tal senso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato nella dichiarazione sulla “Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere del 2014 che “ogni donna ha il diritto al migliore standard di salute possibile, che include il diritto all’assistenza dignitosa e rispettosa durante la gravidanza e il parto, così come il diritto ad essere libera dalla violenza e dalla discriminazione. Abuso, negligenza o mancanza di rispetto durante il parto possono condurre alla violazione dei fondamentali diritti umani della donna, come descritto nelle norme e nei principi dei diritti umani adottati internazionalmente”. Inoltre l’OMS precisa che “le gestanti hanno il diritto a pari dignità, ad essere libere nel cercare, ricevere e rilasciare informazioni, ad essere libere dalla discriminazione, e ad usufruire del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale, inclusa la salute sessuale e riproduttiva”. L’OMS invita a maggiori atti concreti, al dialogo, alla ricerca, e all’advocacy su questo importante tema che coinvolge la salute pubblica e i diritti umani, invitando i governi a seguenti azioni: 1. Maggiore supporto dei governi e dei loro partner nello sviluppo per svolgere ricerche ed azioni riguardanti il trattamento irrispettoso e l’abuso; 2. Avviare, sostenere e facilitare programmi intesi a migliorare la qualità dell’assistenza alla maternità, incentrati soprattutto sull’assistenza rispettosa come componente essenziale di un’assistenza di buona qualità; 3. Mettere in evidenza i diritti delle donne all’assistenza dignitosa e rispettosa durante la gravidanza e il parto; 4. E’ necessario produrre dati relativi alle pratiche rispettose e irrispettose, e creare sistemi di responsabilità e di sostegno professionale significativo; 5. Coinvolgere tutte le parti interessate, incluse le donne, negli sforzi per migliorare la qualità dell’assistenza ed eliminare trattamenti irrispettosi e abusi.

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Un’assistenza basata sul rispetto dei diritti fondamentali delle donne e dei bambini è il presupposto essenziale per un percorso nascita sicuro e appropriato. I fornitori di assistenza che prestano ascolto alle donne, che sono in grado di fornire loro informazioni accurate, nel rispetto delle loro scelte, sono in grado di dare un contributo fondamentale alla sicurezza dell’assistenza nella maternità e nascita.
D’altra parte anche la Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina (Convenzione di Oviedo) all’art 5 sancisce che: “ un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto un’informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”.

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Si aggiunga che la CEDAW, Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, prescrive, all’art 1, che gli Stati aderenti debbano prendere ogni misura appropriata per eliminare la discriminazione contro le donne nel settore dell’assistenza sanitaria e assicurare alle donne dei servizi appropriati in relazione alla gravidanza, al parto ed al periodo-post partum.
Nella stessa direzione la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne.
La proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico”, pertanto in linea con la Costituzione Italiana e con le Convenzioni internazionali, mette la donna al centro del percorso assistenziale relativo al parto rafforzando il suo diritto all’autonomia e alla libertà.”

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