“Grazie all’interpellanza urgente di oggi a mia prima firma siamo riusciti a riportare la Questura di Foggia a rispettare la legge vigente e gli indirizzi ministeriali sul rilascio del permesso di soggiorno per i titolari di protezione sussidiaria umanitaria, che hanno il diritto di ottenere il documento anche senza la necessità di una residenza o dimora abituale. Questo permette a tanti migranti di non permanere nell’illegalità ed essere facili prede dello sfruttamento lavorativo e del caporalato. Siamo consapevoli che non basta, ma è un passo importante per un territorio come quello della Capitanata e per i braccianti agricoli vittime della marginalizzazione sociale dovuta alla mancanza di documenti validi.La rivendicazione promossa da tante associazioni e lavoratori alla manifestazione di Foggia del 4 settembre ha creato la giusta attenzione affinchè le istituzioni si attivassero per dare risposte concrete. Il governo ha intrapreso un percorso per aggredire il fenomeno del caporalato e del lavoro nero con maggiore continuità e le proposte normative che il Parlamento sarà chiamato ad elaborare a breve devono tener conto che l’efficacia delle misure sarà proporzionata agli strumenti che saremo in grado di mettere in campo in favore di chi è sfruttato e non solo come deterrente per chi compie i reati. Strumenti che per i lavoratori si traducono in più diritti e più tutele: nello specifico proponiamo, per i lavoratori regolari che denunciano casi di sfruttamento, la possibilità del reinserimento lavorativo all’interno di aziende che aderiscono alla Rete del lavoro agricolo di qualità, utilizzando anche le risorse delle confische per sgravi fiscali sul costo del lavoro; riguardo gli stranieri irregolari che si attivano per denunciare lo sfruttamento prevediamo la possibilità di ottenere un immediato permesso di soggiorno temporaneo, in modo che si possano spostare lecitamente sul territorio italiano e trovare altre aziende dove lavorare. Inoltre auspichiamo che il ministro Orlando dia concretezza in breve tempo alla delega per il superamento definitivo del reato di immigrazione irregolare, che dopo 18 mesi ancora non è stata esercitata. Le parole del ministro di questi giorni ci rassicurano un poco, ma ci teniamo a ribadire ciò che già il procuratore Roberti ha sottolineato, ovvero che i migranti, se coinvolti nelle inchieste non come imputati, ma come testi, sarebbero di certo più favorevoli a collaborare attivamente all’emersione del fenomeno del caporalato. E’ una considerazione ovvia, ma finora non ha avuto seguito. Solo dando forza agli anticorpi sociali dei territori contro il caporalato e promuovendo la capacità di emanciparsi degli sfruttati potremo aggredire il caporalato su più fronti ed iniziare a sconfiggerlo alla radice ed in modo sistemico.”

Adriano Zaccagnini
Commissione Agricoltura

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