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BiocidioTour in Campania / 2014 – Progetto UE ENTITLE

STOP BIOCIDIO

stop biocidio – asud.ai
Il 14 dicembre 2014, una giornata di visita e incontri con le comunità territoriali in alcuni luoghi emblematici dell’ingiustizia ambientale in Campania.

Il Biocidio Tour è organizzato dall’Associazione A Sud e dal CDCA – Centro di Documentazione sui Confitti Ambientalinell’ambito della settimana di attività del progetto di ricerca ENTITLE – European Network for Political Ecology, una Rete di Formazione Iniziale dei ricercatori (ITN), finanziata dall’Unione Europea, posta all’interno del programma Marie Curie Actions FP7, coordinata da ICTA e dall’Università Autonoma di Barcellona con la collaborazione di 8 università, 2 ONG e 1 SME.
Il tour è aperto alla STAMPA
Per inviare una richiesta di partecipazione contattare SALVATORE ALTIERO
salvatorealtiero@asud.net / Tel. +39.334.2270795

TAPPE BIOCIDIO TOUR in CAMPANIA
Domenica 14 dicembre 2014 | ore 7.30-20.00 (Partenza da Metro Marconi, Roma)
ACERRA | Inceneritore A2a | (arrivo previsto intorno alle ore 10:30)
GIUGLIANO | Discarica Resit e Sito di stoccaggio di Taverna del Re | (arrivo previsto intorno alle ore 13:00)
CHIAIANO | Discarica di Chiaiano e Fondo Rustico A. Lamberti – Selva Lacandona | (arrivo previsto intorno alle ore 15:00)
Per ulteriori informazioni sui luoghi visitati dal Biocidio Tour scarica la scheda in pdf
Info e contatti
Per la stampa: il tour è aperto alla stampa ma il numero di posti è limitato
Per inviare una richiesta di partecipazione contattare SALVATORE ALTIERO salvatorealtiero@asud.net / Tel. +39.334.2270795
Ulteriori informazioni:
Scheda BIOCIDIO TOUR 2014 con tutti i dettagli
Vai alla pagina web del progetto ENTITLE
Visita la pagina del CDCA
Visita la pagina di A Sud
Settimana di attività di ENTITLE a Roma
La delegazione internazionale
La delegazione internazionale
La delegazione sarà formata da ricercatori universitari di tutto il mondo parte della rete ENTITLE. Saranno presenti come relatori del corso, che si terrà nei giorni successivi a Roma, e parteciperanno al Biocidio Tour docenti universitari, attivisti ed esperti di tematiche ambientali tra cui:
Stephanie Danielle Roth: attivista, ha iniziato la sua attività di ricerca con Edward Goldsmith, fondatore del magazine The Ecologist. Si specializza così nella ricerca sui movimenti sociali per la giustizia ambientale e nel supporto alle istanze delle comunità locali. Per otto anni, Stephanie ha seguito la campagna “Save Rosia Montana”. Oggi Stephanie vive a Berlino dove coordina la campagna “Stop TTIP” pur non avendo smesso di supportare la battaglia contro i progetti estrattivi a Rosia Montana.
Anders Lund Hansen: professore associato di Geografia Umana alla Lund University. La sua ricerca si muove a cavallo tra politica, ecologia ed economia, interessandosi di gestione del territorio, land grabbing, politiche urbanistiche, mutamenti socio-geografici, gentrification, new media. Ha pubblicato sulle riviste Political Geography, European Planning Studies, Geoforum, Urban Studies.
Dettagli tappe
INDICE DEI LUOGHI VISITATI DAL TOUR
ACERRA | Inceneritore A2a
La costruzione dell’inceneritore di Acerra (Napoli) ha avuto inizio nell’agosto 2004 ad opera della società Fisia, mandataria del gruppo FIBE, per una capacità di circa 600.000 tonnellate annue di rifiuti trattati, costruito per bruciare combustibile derivato da rifiuti (CDR) a norma del decreto ministeriale 5 febbraio 1998 nell’ambito del piano rifiuti della Regione Campania ma progettato con una vecchia tecnologia “a griglia” che consente di incenerire qualsiasi rifiuto, anche integro e non trattato.
I lavori iniziarono senza una vera e propria valutazione d’impatto ambientale perché questa venne rilasciata a cantiere già avviato, tra l’altro, tra le prescrizioni previste vi era quella che l’impianto dovesse bruciare solo CDR a norma al fine di garantire il rispetto dei limiti di emissione. Proprio tale prescrizione è stata derogata. L’inceneritore è entrato in esercizio provvisorio il 26 marzo 2009 in base al singolare provvedimento n. 64 del 17 marzo 2009 del generale Franco Giannini, vicario del Sottosegretario per la Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Protezione civile Bertolaso, che dichiarava soddisfatte le prescrizioni del documento tecnico denominato “Contenuti e modalità dell’autorizzazione integrata ambientale”, adottato dal medesimo vicario, in deroga alla normativa in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA) e dunque senza la consultazione della popolazione interessata prevista dalla stessa normativa AIA a tutela della salute pubblica.
Al momento dell’inaugurazione l’impianto non era stato ancora terminato (era terminata la costruzione solo della prima linea, la seconda è stata messa in funzione il 2 maggio 2009 e la terza l’8 maggio 2009), ma ancor più gravemente non era stato sottoposto a collaudo tecnico. Questo è avvenuto solo nel luglio 2010 e in modo parziale; infatti, in data 16 luglio i tecnici riscontrando che non vi erano tutti gli impianti di controllo e monitoraggio previsti dall’AIA specificava che essi sarebbero stati “oggetto di collaudo separato”. In sostanza l’identificazione tra controllore e controllato alla base dell’autorizzazione dell’impianto vige ancora per quanto riguarda il funzionamento dell’impianto: non vi è il monitoraggio pubblico, ma solo il monitoraggio interno. Il 16 gennaio 2014 si apprende dai giornali e da un comunicato stampa diffuso dalla Regione Campania che le “ecoballe” stoccate in Campania nel periodo dal 2001 al 2008 saranno bruciate nell’inceneritore di Acerra. Si tratta di rifiuti provenienti dalla lavorazione degli Stir di Giugliano e Tufino stoccati ad Ercolano dalla Fibe nel maggio 2003, in piena emergenza rifiuti. Esattamente i siti in cui le rivelazioni dei pentiti di camorra indicano lo smaltimento di rifiuti tossici, a partire dallo Stir di Santa Maria Capua Vetere, e dove i rifiuti venivano impacchettati, per poi essere stoccati nelle “aree provvisorie”, tra cui anche Taverna del Re a confine tra Giugliano e Villa Literno.
Recentemente, la decisione di bruciare qui anche le ecoballe stoccate nel sito di Coda di Volpe, Eboli, ha determinato una forte reazione da parte della popolazione e dei comitati. Si tratta di rifiuti su cui, nel 2008, la magistratura aveva posto i sigilli. Questa decisione ha riacceso l’opposizione popolare di comitati e cittadini che avevano animato le dure contestazioni che hanno accompagnato la storia dell’impianto sin dalla fase di progettazione. Una comunità che lotta in difesa del proprio diritto alla salute da ormai un decennio e a cui l’unica risposta data è stata quella di una dura criminalizzazione da parte dei media e delle istituzioni.
GIUGLIANO | Discarica Resit e Sito di stoccaggio di Taverna del Re
Giugliano è la terza città della Campania: il pm Alessandro Milita nell’ambito delle indagini sulla discarica Resit ebbe a dire, in Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, che l’inquinamento di questa zona può essere paragonato all’Aids, essendo destinato a crescere sia negli effetti che nella dispersione delle sostanze dai siti contaminati a quelli limitrofi.
Dagli anni ‘80 alla metà degli anni ’90 il boss Bidognetti, tramite la società Ecologia 89, ha illegalmente smaltito nel giuglianese 800.000 tonnellate di rifiuti, provenienti da aziende del Nord, come l’Acna di Cengio; sono le 57.000 tonnellate di percolato derivatene a minacciare le falde acquifere. Secondo la perizia del geologo Giovanni Balestri, incaricato dalla Dda (Direzione distrettuale antimafa) di Napoli, entro il 2064, penetrando attraverso il tufo, i veleni contamineranno la falda acquifera sottostante.
Al disastro delle mafie, si è aggiunto e mischiato, quello delle gestioni commissariali. Triste fotografa di questo territorio sacrificato, il Sisp (Sito di stoccaggio provvisorio), in contrada Taverna del Re, un impianto di deposito di combustibile da rifuti (CDR), un’area di circa 130 ettari, il più grande sito di stoccaggio «provvisorio» di rifiuti imballati presenti in Campania; qui sono state accumulate e continuano a giacere da anni sei milioni di tonnellate di ecoballe mai bruciate perché non a norma.
Il 5 aprile 2014, il prefetto di Napoli, Francesco Antonio Musolino, ha ottenuto lo scioglimento del Comune di Giugliano per infiltrazione camorristica, denunciando il gravissimo danno ambientale e l’avvelenamento del territorio con conseguente compromissione della salute e delle condizioni di vita dei cittadini, nonché il mancato rispetto delle ordinanze di chiusura dei pozzi inquinati dalla Resit. Cosa tutto ciò possa significare in termini di sicurezza alimentare e danno per la salute nel secondo mercato ortofrutticolo d’Italia dopo quello di Milano con una produzione agricola per ettaro superiore a qualsiasi altra parte d’Italia è facile immaginarlo.
CHIAIANO | Discarica di Chiaiano e Fondo Rustico A. Lamberti – Selva Lacandona
Il quartiere di Chiaiano, a nord di Napoli, è caratterizzato da una zona boschiva detta Selva di Chiaiano. In quest’area vi sono numerose cave, profonde fino a 100 metri, un tempo sfruttate per l’estrazione del tufo e in seguito utilizzate dalla criminalità come discariche illecite per sostanze pericolose provenienti da tutta Italia.
La discarica di Chiaiano nasce in una di queste cave già adibita a poligono di tiro. Sin dal 2008 gli attivisti dei comitati hanno denunciato la connessione tra imprenditoria, istituzioni e criminalità nella gestione del sito di smaltimento. Nel periodo dell’emergenza rifiuti del 2008, la discarica di Chiaiano venne scelta dal governo di Silvio Berlusconi e dal super commissario Guido Bertolaso come sito per lo smaltimento emergenziale. Mesi prima della pubblicazione della gara d’appalto, le aziende Edil car e Ibi idroimpianti delle famiglie Carandente Tartaglia e D’Amico, vicine ai clan dei casalesi, dei Mallardo di Giugliano e dei Polverino di Marano, erano già sicure di vincerlo. Le indagini successive rivelarono, tra l’altro, che il fondo della discarica è impermeabilizzato male e che il percolato arriverà prima o poi alla falda acquifera.
Ma prima dell’emergenza del 2008, prima delle lotte sociali di quegli anni, Chiaiano e le cave del Parco delle colline erano già il tappeto dove conficcare i rifiuti scomodi di Napoli. Di pochi mesi fa la scoperta, fatta attraverso l’osservazione delle foto aeree da parte del geologo Franco Ortolani, della scomparsa di una delle tante cave, riempita non si sa bene di cosa.
Nelle fasi più accese e radicali della protesta, l’intera popolazione venne accusata di patteggiare per la camorra e di opporsi per questo alla costruzione della discarica. Il sito venne dichiarato di interesse strategico e militarizzato. Le indagini rivelarono solo in seguito dove risiedevano realmente i legami con la criminalità: nella politica e nell’imprenditoria. All’interno del sito militarizzato, poi, era presente un fondo, da 14 anni confiscato alla camorra. Si determinò così l’assurdo che, in un area circondata dai militari, ai cittadini veniva negato il diritto di manifestare mentre sul un’azienda agricola legata alla criminalità poteva liberamente continuare a lavorare. Oggi il Fondo Rustico A. Lamberti è stato restituito alla collettività grazie all’impegno degli stessi attivisti che hanno combattuto contro la discarica di Chiaiano; vi si svolgono attività sociali: campi di educazione ambientale, lavoro con i detenuti del carcere minorile, produzione di vino e pesche “anticamorra”.
INFO E CONTATTI CON A SUD:
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