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L’applicazione del Decreto Terre vive, sembra essere  una vera e propria svendita sul modello “ebay” delle terre pubbliche, non c’è alcun criterio progettuale di valutazione delle offerte ed alcun tipo di graduatoria. Ma la cosa che più sconvolge, è la mancanza del 20% di terre pubbliche destinate, per legge, ad affitto.  Con la liquidità di denaro in mano soprattutto alla criminalità organizzata, dovrebbe essere ovvio il rischio di adottare una svendita ‘’ tipo ebay”. E’ una svendita, infatti, che non risponde neppure ai criteri di legge e sancisce la mercificazione del bene terra, contravvenendo alla art. 44 della Costituzione Italiana. Per questo motivo ho presentato un atto di sindacato ispettivo di cui di seguito il testo: 

la mafia è invisibile noi la vediamo benissimo

Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01177
presentato da
ZACCAGNINI Adriano
testo di
Venerdì 21 novembre 2014, seduta n. 336
ZACCAGNINI, FRANCO BORDO, DURANTI, MELILLA, PALAZZOTTO, PANNARALE, FRATOIANNI, SCOTTO, RICCIATTI, FERRARA, COSTANTINO, NICCHI e KRONBICHLER. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
in data 23 ottobre 2014, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf), tramite un comunicato stampa, ha reso noto la firma del protocollo d’intesa del bando Terrevive fra: le regioni, i Comuni, l’Agenzia del demanio e Ismea, che prevede la vendita e l’affitto dei terreni demaniali improduttivi a privati e, in particolare, ai giovani, in riferimento alla seguente normativa: articolo 66, comma 1, del decreto-legge n. 1 del 24 gennaio 2012 convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27; decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali del 20 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2014; decreto legislativo n. 185 del 21 aprile 2000. Terrevive è il decreto con cui il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, dà il via alla vendita e all’affitto di circa 5.500 ettari di terreni, destinandoli innanzitutto agli agricoltori under 40. Il decreto riguarda: 2.480 ettari di terreni appartenenti al demanio dello Stato, 2.148 ettari di terre in uso al Corpo forestale dello Stato, 882 ettari di terreni di proprietà del Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (C.R.A.);
come diramato da più organi di stampa, il sistema che verrà adottato è quello dell’asta on line, per i lotti di valore superiore ai 100 mila euro ci sarà l’asta pubblica. Al di sotto di 100 mila euro scatterà la «procedura negoziale» con pubblicazione degli elenchi su stampa, sito del demanio e delle politiche agricole e chi presenta la migliore offerta si aggiudicherà il lotto. Il 20 per cento dell’intero patrimonio da avviare sul mercato è riservato all’affitto. E in locazione andranno anche quei terreni che non riusciranno a trovare un acquirente;
stando alla procedura di redazione dei bandi di dismissione delle terre pubbliche, così come redatta nel decreto «Terre Vive», essi prevedono l’aggiudicazione con asta al massimo rialzò l’eventuale diritto di prelazione, solo a parità di prezzo offerto, a favore di giovani imprenditori agricoli. Sempre esclusivamente a parità di prezzo offerto si può far valere il diritto di prelazione a favore di eventuali agricoltori che già svolgono la loro attività su dette aree; l’articolo 66 citato prevede, per effetto di un emendamento approvato in sede parlamentare, la riserva di una quota minima di almeno il 20 per cento dei terreni individuati da riservare all’affitto per i giovani imprenditori agricoli (comma 1);
nell’articolo 2 del decreto ministeriale attuativo, si introduce, a giudizio degli interroganti in forma di dubbia legittimità, un criterio ulteriore non presente nella normativa approvata dal Parlamento, vale a dire che «In considerazione dell’eccezionalità della situazione economica e tenuto conto delle prioritarie esigenze di finanza pubblica, i terreni individuati negli elenchi allegati al presente decreto sono prioritariamente destinati all’alienazione»;
ne consegue che nel decreto ministeriale e nei successivi bandi disposti dall’Agenzia del demanio non sussiste alcun elenco di terreni che saranno riservati e offerti in affitto ai giovani imprenditori agricoli, ma solo la generica indicazione che potranno essere offerti in tale forma i lotti rimasti eventualmente invenduti;
inoltre appare, a parere degli interroganti, che nell’accesso ai beni provenienti dal Cra e dal Corpo forestale e nella loro dismissione tramite asta, non sia stato inserito nessun criterio di progettualità e/o specifica richiesta da parte del Governo, nella redazione dei bandi di dismissione delle terre pubbliche, circa il mantenimento delle coltivazioni e delle sperimentazioni che valorizzino la biodiversità agraria italiana;
rispetto al tema dell’accesso alla terra da parte dei giovani, in una conferenza tenutasi a Bruxelles 27 e 28 febbraio 2013 da parte del Ceja «CONSEIL EUROPEEN DES JEUNES AGRICULTEURS», dal titolo «Promuovere l’occupazione giovanile in agricoltura per un’Europa più sostenibile» alla quale hanno partecipato più di 150 giovani agricoltori, lavoratori e datori d lavoro del comparto agricolo, responsabili delle politiche pubbliche, rappresentanti del mondo delle imprese e professionisti del settore della formazione, è emerso un ventaglio di raccomandazioni volto a incoraggiare i giovani ad affacciarsi al mondo agricolo/partendo dalla considerazione che il tasso di disoccupazione giovanile in Europa e elevato e che il settore agricolo offre considerevoli opportunità occupazionali ai giovani provenienti da qualsiasi ambiente, anche non agricolo;
nell’ambito della conferenza di Bruxelles, si è giunti a darsi l’obiettivo secondo il quale, l’agricoltura deve affrontare la sfida demografica;
dati alla mano in una ricerca del 2007: per ogni imprenditore agricolo al di sotto dei 35 anni, nell’Unione europea a 27, nove avevano superato i 55 anni;
i giovani agricoltori gestiscono appena il 7,5 per cento di tutte le aziende dell’Unione europea, attraverso il programma di sviluppo rurale che si è dimostrato finora valido;
i programmi di formazione sono riusciti a sostenere efficacemente i giovani che si affacciano all’attività agricola;
il principale ostacolo che devono affrontare i giovani intenzionati ad esercitare la professione agricola è l’accesso alla terra e al credito;
inoltre, in materia di accesso alla terra, il CEJA raccomanda di:
a) sostenere nuovi modelli di collaborazione intergenerazionale attraverso forme di partenariato, sistemi di conduzione a mezzadria, leasing a lungo termine e altri accordi contrattuali;
b) promuovere il concetto di pianificazione del pensionamento;
c) incoraggiare le famiglie agricole ad avvalersi di intermediari competenti in materia di diritto successorio in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, per affrontare la complessa questione del trasferimento della terra da una generazione all’altra, affinché possano essere assistite da un coordinatore esterno con una conoscenza approfondita del diritto di successione della terra in vigore nello Stato membro interessato;
d) appoggiare una legislazione nazionale favorevole in materia di ereditarietà della terra per aumentarne la mobilità;
e) favorire la creazione di gruppi di lavoro a livello europeo che esaminino tutti gli aspetti inerenti all’accesso alla terra e valutino la possibilità di realizzare forme di partenariato pubblico-privato in funzione del modello francese di regolazione dei mercati della terra, denominato SAFER;
in materia di accesso al credito, il CEJA raccomanda i seguenti interventi:
a) tassi di interesse agevolati sui prestiti concessi dalle banche ai giovani agricoltori, in considerazione del rischio minore al quale sono esposte;
b) un accesso facilitato al credito da parte delle banche e della pubblica amministrazione, ad esempio, attraverso sovvenzioni, esenzioni/agevolazioni fiscali, prestiti, garanzie di Stato;
c) misure intese a incoraggiare le banche commerciali a offrire servizi preferenziali ai giovani agricoltori attraverso potenziali incentivi forniti dallo Stato;
nonostante le raccomandazioni del Ceja, il bando di accesso alla terra «Terre Vive», per le criticità esposte in premessa, e per il distacco dalle raccomandazioni del Ceja stesso, rischia non solo di non favorire l’accesso alla terra da parte dei giovani agricoltori, ma al contrario di escluderli ulteriormente, e al contempo di favorire coloro che dispongono di liquidità di denaro con il reale rischio di incentivare il riciclaggio di «denaro sporco» della criminalità organizzata –:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni intendano intraprendere;
se i Ministri non ritengano necessario e urgente intervenire nel procedimento attuativo in corso dell’iniziativa «Terrevive» per definire, fin d’ora, l’elenco dei terreni demaniali che saranno offerti in affitto nel rispetto delle indicazioni vincolanti contenute nell’articolo n. 66 del decreto-legge n. 1 del 2012;
se non reputino opportuno, per quanto di competenza, prevedere criteri, prima della messa all’asta, che tengano conto dei terreni che operano colture di biodiversità agraria al fine di vincolarli e conservarli tali;
se non ritengano penalizzante e di difficile accesso per i giovani imprenditori agricoli la vendita con asta al massimo rialzo e quali iniziative intendano conseguentemente assumere, per impedire che costoro siano di fatto estromessi dall’operazione facendo proprie le raccomandazioni del Ceja, creando in Italia un organismo simile a quello francese (sul modello delle SAFER o Sociétés d’aménagement foncier et d’établissement rural – «Società di utilizzazione del suolo e insediamento rurale») e tenendo conto che, nel 2010, le SAFER hanno acquistato 74.800 ettari di terra, per un valore di 791 milioni di euro, a fronte del fatto che, nel 2011, hanno accompagnato l’insediamento di 1.220 giovani agricoltori, 730 dei quali provenienti da un contesto non agricolo (il 60 per cento di tutti gli insediamenti del 2011), agendo come un intermediatore fondiario che valuta i progetti con offerta economica simile, con assegnazione prioritaria a quelli che operano con sistemi di prevenzione del dissesto idrogeologico;
se non reputino opportuno prevedere che la quota del 20 per cento dei terreni da dare in affitto ai giovani venga inserita in una apposita lista al fine di consentire che lo spirito del decreto «Terre Vive» possa realmente produrre gli effetti socio-giuridici per i quali è stato emanato;
se non ritengano opportuno e urgente attivare adeguate forme di controllo sugli acquirenti dei terreni demaniali per prevenire che si verifichino forme di infiltrazione della criminalità organizzata che, in alcune regioni, come risulta agli atti della Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere, pratica sistematicamente l’acquisto di aziende e immobili agricoli come una delle forme privilegiate di riciclaggio dei proventi illeciti. (3-01177)

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