MORIA API 2“Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare, in merito alla scoperta dell’Aethina Tumida localizzata nell’Italia meridionale, un nuovo parassita importato probabilmente con lo spostamento di “api confezionate” da altri continenti, questo parassita scava gallerie nei favi e fa fermentare il miele con le sue deiezioni. Il nomadismo apistico diffuso in Calabria probabilmente porterà il parassita anche nel resto d’Italia. E’ una situazione preoccupante e il focolaio individuato in Calabria rischia di non essere più tale e la diffusione potrebbe già essere avvenuta. E’ necessario un tavolo di coordinamento fra i ministeri coinvolti dal caso, formare adeguatamente gli operatori del settore e di cominciare a pensare di bloccare la movimentazione delle api confezionate dall’estero. Non è possibile continuare col libero passaggio delle merci se queste portano continuamente nuovi parassiti nel mondo dell’agricoltura italiana ed europea. Basta ricordare alcuni casi come la varroa, la vespa velutina e ora la tumida. E’ ora di tutelare l’apicoltura italiana e l’ape ligustica prima che sia troppo tardi”
Adriano Zaccagnini Vicepresidente Commissione Agricoltura

api

DI SEGUITO IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04098
presentato da
ZACCAGNINI Adriano
testo di
Venerdì 21 novembre 2014, seduta n. 336
ZACCAGNINI e FRANCO BORDO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
le api, in quanto insetti dediti all’impollinazione, hanno una notevole importanza ecologica ed economica. Come diffuso da più organi di stampa il fenomeno della moria delle api è sempre più esteso e sembra inarrestabile. La mancanza di api, e di altri insetti dediti all’impollinazione, metterebbe a rischio almeno il 75 per cento delle colture; inoltre, dagli insetti che si dedicano all’impollinazione dipende anche la riproduzione delle piante selvatiche, fino al 90 per cento, così come tanti altri servizi ecosistemici, dinamiche olistiche e tutela e ricchezza degli habitat naturali;
tra le criticità maggiori per la salute di questi insetti, vi sono la mancanza di dati sulle popolazioni nonché la difficoltà ad accorgersi del declino, l’aumento della produzione alimentare superiore alla crescita della popolazione globale di api domestiche, le differenze a seconda delle regioni, e, oltre a malattie e parassiti, le pratiche agricole industriali e i cambiamenti climatici hanno decisamente contribuito a creare tali criticità;
alcuni pesticidi costituiscono un rischio diretto per gli insetti impollinatori, in particolare i neonicotinoidi, che rivestono il ruolo di veri e propri agenti killer;
altri aspetti che mettono a serio rischio la vita delle api sono le malattie a cui sono esposte queste colonie di insetti che dopo la Varroa e dopo la storica «camola del miele», oggi vedono protagonisti nuovi parassiti che minacciano la produzione di miele. La diffusione in Italia è avvenuta attraverso l’importazione di api regine e delle loro «accompagnatrici», al fine di creare nuovi alveari o sostituire quelli non più produttivi. Lo spostamento di api «confezionate» da Paesi come gli Usa, il Sud Africa e la Cina, sta spostando anche il pericoloso coleottero Aethina Tumida che, da larva, scava gallerie nei favi e fa fermentare il miele con le sue deiezioni. In particolare, l’Aethina Tumida è un temuto parassita infestante delle colonie di api sociali (api mellifere, bombi e api senza pungiglione), i cui coleotteri adulti e larve si nutrono di miele, polline e, preferibilmente, della covata;
fino ad oggi, nei Paesi europei non era stata mai segnalata la presenza di questo parassita. Le notifiche diffuse nel settembre 2014 dalla facoltà agraria dell’università di Reggio Calabria hanno riguardato la scoperta dell’Aethina Tumida localizzata nell’Italia meridionale;
il porto di Reggio Calabria è stato il luogo tramite il quale è arrivata in Italia l’Aethina Tumida, il nuovo coleottero killer che può uccidere le api anche più della Varroa. Il coleottero non è specifico degli apiari ed in genere si muove sul fermentato e, quindi, sulla frutta marcescente. Si tratta di un insetto particolarmente resistente, in quanto è in grado di resistere agli acidi per più di 48 ore ed ha una capacità di sopravvivenza alla mancata nutrizione per ben 120 giorni;
secondo gli esperti, il coleottero può diffondersi nel nostro Paese tramite il candito, un alimento comunemente usato per le api e, quindi, attraverso regine, pacchi d’api o favi infestati. Oltretutto, l’Aethina Tumida si riproduce nel terreno di fronte agli alveari, per cui è molto facile che il rischio di infestazione sia elevato dove si pratica il nomadismo. Considerato che la Calabria è una meta prescelta da molti apicoltori che praticano tale sistema di allevamento, è evidente che il rischio di diffusione del coleottero, oltre i confini regionali, è molto alto;
altro aspetto particolarmente grave è che l’Aethina Tumida non solo colpisce le api, ma anche il polline e il miele portandolo a fermentazione –:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali azioni intendano intraprendere, considerata la valutazione fatta dall’università di Reggio Calabria, la prima ad aver individuato la presenza dell’Aethina Tumida, la quale sottolinea come la zona in cui è stata individuato il parassita sia una zona di nomadismo apistico; se non sia necessario in questa fase attuare un monitoraggio puntuale su tutto il territorio italiano, poiché vi è il chiaro rischio che il fenomeno non si circoscriva alla sola regione Calabria;
se non reputino opportuno un coordinamento maggiore fra Ministero della salute, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e regioni, affinché si possano affrontare le problematiche inerenti moria delle api, con maggiore incisività e tempestività, individuando anche lo stanziamento di fondi ad hoc non solo per formare il personale in loco, ma anche al fine di consentire agli apicoltori la possibilità di ottenere un risarcimento per le perdite subite negli alveari;
se il Governo non intenda convocare un tavolo tecnico interministeriale e con le regioni al fine di affrontare in modo congruo e immediato il problema esposto;
se non sia opportuno intraprendere debite iniziative, specialmente nel semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, con cui migliorare le procedure di determinazione del rischio da molecole e preparati fitosanitari, per api e impollinatori, con la urgente implementazione dell’insieme dei test previsti dalle linee guida elaborate dall’EFSA;
se non valuti necessario portare in seno alla Conferenza Stato-regioni la proposta di avviare, all’interno della rete rurale nazionale, una progettualità organica per la sperimentazione di nuove tecniche di allevamento più sostenibili e più rispettose delle api e dei loro bisogni a partire dal problema del sottodimensionamento degli alveari e, dunque, predisporre un piano di sperimentazione per l’apicoltura naturale, il tutto finalizzato allo sviluppo di famiglie naturalmente più forti e quindi più resilienti, dalle quali selezionare le migliori api regine;
se sulla base del modello australiano, che mette in campo severe leggi sulla quarantena, si intendano assumere iniziative per vietare l’immissione nel territorio italiano ed europeo di vegetali ed alimenti provenienti da Paesi terzi;
se i Ministri non considerino opportuno valutare anche la possibilità di assumere iniziative per vietare l’immissione e il commercio di api regine provenienti da Paesi terzi. (5-04098)

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