FONTE: CORRIERE DELLA SERA/ BLOG

Esplora il significato del termine: Camilla Gaiaschi
RURAL HUBE

Uniscono la tecnologia, l’innovazione sociale e l’agricoltura. Sono incubatori di impresa, consulenti, agricoltori, ma sono anche ricercatori, attivisti, hacker. Il loro lavoro è costruire ponti tra investitori, associazioni di categoria e giovani imprenditori del settore agroalimentare con una forte attenzione allo sviluppo sostenibile.

Rural Hub è il loro progetto di ricerca e il loro quartier generale: quello virtuale, sulla rete, e quello fisico, in una vecchia cascina sui monti picentini, sopra la costiera amalfitana, trasformata oggi in spazio di co-working e formazione.

Spiega Alex Giordano, studi al MIT di Boston con un passato da hacker e consulente per aziende, che oggi di Rural Hub è presidente e co-direttore scientifico assieme al sociologo Adam Arvidsson: “Siamo nati nel 2011 come collettivo di ricercatori con l’obiettivo di studiare le buone pratiche dei giovani ‘innovatori’ del settore agro-alimentare – racconta Alex Giordano – presto però abbiamo visto che dopo un iniziale entusiasmo dovuto al rigetto della metropoli, il rischio per alcune di queste buone pratiche era quello di spegnersi perché mancavano le risorse economiche”.
Nasce così l’idea di fornire ai giovani agricoltori gli strumenti utili per costruire un progetto imprenditoriale che sia sostenibile non solo dal punto di vista sociale ed ambientale ma anche dal punto di vista finanziario: “Abbiamo preso uno strumento tipico delle start-up come il ‘business model canvas’, pensato per le imprese immateriali e molto in voga nella Silicon Valley, lo abbiamo riadattato per le imprese rurali e restituito ai giovani imprenditori a cui facciamo formazione”, spiega Giordano.

Le aziende o cooperative promosse da Rural Hub non sono però delle imprese qualsiasi: “Ci interessa promuovere delle esperienze che hanno impatti positivi sulla filiera, che hanno un ruolo di mantenimento del territorio, di promozione dell’alimentazione sana e di ridistribuzione economica nella comunità”, precisa Giordano.

Ecco alcuni dei progetti promossi da Rural Hub: #Campdigrano, ad esempio, nasce da un’idea della comunità del grano e dalla ProLoco di Caselle in Pittari, un piccolo paese del Cilento: insieme a Rural Hub hanno recuperato un seme di un’antica varietà di grano del mediterraneo, adatta anche ai ciliaci.
Così, “per consentire di essere concorrenziali sul mercato – racconta Alex Giordano – abbiamo promosso una filiera di comunità, ora tutti i contadini del territorio trovano più conveniente produrre quel grano piuttosto che comprare i semi della Monsanto”.

C’è poi l’attenzione ai vecchi mestieri. Recentemente è stata organizzata una scuola estiva sull’arte di produrre il carbone come una volta. Al corso sono intervenuti un chimico, un fisico e Giuseppe Erra, l’ultimo boscaiolo dei monti picentini. Studenti provenienti da tutto il mondo (persino dal Giappone) hanno imparato a costruire le pire e incendiare la terra per produrre il carbone in modo naturale.

Dalla scuola è nata una start-up di un gruppo di ragazzi locali, la ‘O’ Catuozzo’, dal nome della pira: “loro si sono messi a produrre il carbone, noi abbiamo creato la rete di distribuzione con alcuni ristoranti – spiega Giordano – il carbone naturale, rispetto a quello prodotto chimicamente, consente infatti un tipo di cottura alla brace migliore e oggi O Catuozzo lo vende in tutt’Italia. Da quando sono tornati i tagliaboschi, inoltre, gli incendi sono diminuiti, essendosi ridotta la quantità di rami secchi. Il progetto ha consentito di creare lavoro e allo stesso tempo ha avuto una ricaduta positiva per il territorio”.

Assieme alla sostenibilità sociale e ambientale, l’utilizzo della tecnologia è altrettanto centrale. Così, assieme a un ingegnere esperto di Arduino e Open Computing, Rural Hub ha lavorato assieme ad alcuni agricoltori locali per mettere a punto sistemi di irrigazione automatizzati a un prezzo molto basso rispetto a quelli che si vendono sul mercato.
Un altro progetto, in corso, riguarda la messa a punto di un sistema di sensori per allontanare i cinghiali dai campi al posto dei pericolosi fili elettrici. Tornando ai monti Picentini ha cambiato vita Alex Giordano: “Non sono un agricoltore ma da chi coltiva la terra ho molto da imparare – spiega – dopo aver lavorato per anni in giro per il mondo nel campo dell’innovazione a un certo punto mi sono chiesto in che modo avrei potuto dare un contributo al mio territorio e aiutare i miei amici che si occupano di agricoltura: così ho fatto”. Il ritorno alla terra passa per molte vie.Camilla Gaiaschi

Uniscono la tecnologia, l’innovazione sociale e l’agricoltura. Sono incubatori di impresa, consulenti, agricoltori, ma sono anche ricercatori, attivisti, hacker. Il loro lavoro è costruire ponti tra investitori, associazioni di categoria e giovani imprenditori del settore agroalimentare con una forte attenzione allo sviluppo sostenibile.

Rural Hub è il loro progetto di ricerca e il loro quartier generale: quello virtuale, sulla rete, e quello fisico, in una vecchia cascina sui monti picentini, sopra la costiera amalfitana, trasformata oggi in spazio di co-working e formazione.

Spiega Alex Giordano, studi al MIT di Boston con un passato da hacker e consulente per aziende, che oggi di Rural Hub è presidente e co-direttore scientifico assieme al sociologo Adam Arvidsson: “Siamo nati nel 2011 come collettivo di ricercatori con l’obiettivo di studiare le buone pratiche dei giovani ‘innovatori’ del settore agro-alimentare – racconta Alex Giordano – presto però abbiamo visto che dopo un iniziale entusiasmo dovuto al rigetto della metropoli, il rischio per alcune di queste buone pratiche era quello di spegnersi perché mancavano le risorse economiche”.
Nasce così l’idea di fornire ai giovani agricoltori gli strumenti utili per costruire un progetto imprenditoriale che sia sostenibile non solo dal punto di vista sociale ed ambientale ma anche dal punto di vista finanziario: “Abbiamo preso uno strumento tipico delle start-up come il ‘business model canvas’, pensato per le imprese immateriali e molto in voga nella Silicon Valley, lo abbiamo riadattato per le imprese rurali e restituito ai giovani imprenditori a cui facciamo formazione”, spiega Giordano.

Le aziende o cooperative promosse da Rural Hub non sono però delle imprese qualsiasi: “Ci interessa promuovere delle esperienze che hanno impatti positivi sulla filiera, che hanno un ruolo di mantenimento del territorio, di promozione dell’alimentazione sana e di ridistribuzione economica nella comunità”, precisa Giordano.

Ecco alcuni dei progetti promossi da Rural Hub: #Campdigrano, ad esempio, nasce da un’idea della comunità del grano e dalla ProLoco di Caselle in Pittari, un piccolo paese del Cilento: insieme a Rural Hub hanno recuperato un seme di un’antica varietà di grano del mediterraneo, adatta anche ai ciliaci.
Così, “per consentire di essere concorrenziali sul mercato – racconta Alex Giordano – abbiamo promosso una filiera di comunità, ora tutti i contadini del territorio trovano più conveniente produrre quel grano piuttosto che comprare i semi della Monsanto”.

C’è poi l’attenzione ai vecchi mestieri. Recentemente è stata organizzata una scuola estiva sull’arte di produrre il carbone come una volta. Al corso sono intervenuti un chimico, un fisico e Giuseppe Erra, l’ultimo boscaiolo dei monti picentini. Studenti provenienti da tutto il mondo (persino dal Giappone) hanno imparato a costruire le pire e incendiare la terra per produrre il carbone in modo naturale.

Dalla scuola è nata una start-up di un gruppo di ragazzi locali, la ‘O’ Catuozzo’, dal nome della pira: “loro si sono messi a produrre il carbone, noi abbiamo creato la rete di distribuzione con alcuni ristoranti – spiega Giordano – il carbone naturale, rispetto a quello prodotto chimicamente, consente infatti un tipo di cottura alla brace migliore e oggi O Catuozzo lo vende in tutt’Italia. Da quando sono tornati i tagliaboschi, inoltre, gli incendi sono diminuiti, essendosi ridotta la quantità di rami secchi. Il progetto ha consentito di creare lavoro e allo stesso tempo ha avuto una ricaduta positiva per il territorio”.

Assieme alla sostenibilità sociale e ambientale, l’utilizzo della tecnologia è altrettanto centrale. Così, assieme a un ingegnere esperto di Arduino e Open Computing, Rural Hub ha lavorato assieme ad alcuni agricoltori locali per mettere a punto sistemi di irrigazione automatizzati a un prezzo molto basso rispetto a quelli che si vendono sul mercato.
Un altro progetto, in corso, riguarda la messa a punto di un sistema di sensori per allontanare i cinghiali dai campi al posto dei pericolosi fili elettrici. Tornando ai monti Picentini ha cambiato vita Alex Giordano: “Non sono un agricoltore ma da chi coltiva la terra ho molto da imparare – spiega – dopo aver lavorato per anni in giro per il mondo nel campo dell’innovazione a un certo punto mi sono chiesto in che modo avrei potuto dare un contributo al mio territorio e aiutare i miei amici che si occupano di agricoltura: così ho fatto”. Il ritorno alla terra passa per molte vie.

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