agricoltura familiareRisoluzione in commissione 7-00499
presentato da
ZACCAGNINI Adriano
testo di
Lunedì 27 ottobre 2014, seduta n. 318
La Commissione XIII,
premesso che:
il 22 dicembre 2013, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2014 anno internazionale dell’agricoltura familiare, International Year of Family Farming, IYFF;
è una iniziativa di portata mondiale che non ha precedenti; infatti, è la prima volta che un anno internazionale, su un tema così delicato e complesso, venga promosso dalla società civile;
tutta la campagna in favore della IYFF, ha avuto inizio nel 2008, ha visto coinvolte oltre 350 organizzazioni provenienti da Paesi di tutto il mondo, da piccole e medie comunità rurali ed aziende agricole fino ai popoli indigeni. L’obiettivo è quello di orientare radicalmente le politiche agricole a favore dell’agricoltura contadina familiare sia nel mondo sviluppato che nei Paesi in via di sviluppo;
oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare, producono cibo per sfamare miliardi di esseri umani. In molti Paesi in via di sviluppo le attività a conduzione familiare rappresentano in media l’80 per cento del totale delle aziende agricole;
oltre il 70 per cento delle persone vittime dell’insicurezza alimentare vive in zone rurali dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Vicino Oriente. Questi sono allo stesso tempo agricoltori a livello familiare, soprattutto piccoli produttori, con accesso limitato a risorse naturali, politiche e tecnologie di settore;
tutti i dati dimostrano che gli agricoltori familiari poveri possono rapidamente raggiungere il loro potenziale produttivo se sostenuti da un contesto politico appropriato. Gli agricoltori familiari sono ben integrati nella rete territoriale e culturale locale e spendono i propri guadagni soprattutto nei mercati locali e regionali, generando molti posti di lavoro direttamente o indirettamente legati all’agricoltura;
l’anno internazionale mira a sottolineare l’importanza dell’agricoltura familiare e di piccola scala, ponendo l’attenzione sull’importante ruolo che esse giocano nell’alleviare la fame e la povertà, nel rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione, nel migliorare i mezzi di sussistenza, nella gestione delle risorse naturali, nella protezione dell’ambiente e nel raggiungere uno sviluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali e marginali;
secondo un’analisi condotta da «Via Campesina», un’organizzazione internazionale fondata nel 1993 con più di 160 organizzazioni in 79 Paesi e più di 200 milioni di contadini e contadine aderenti, afferma che le piccole e medie aziende contadine sono la spina dorsale economica e sociale dell’agricoltura europea, la più potente a livello mondiale, dove in media le aziende agricole sono di 14 ettari e oltre il 69 per cento delle aziende agricole coltivano meno di 5 ettari e solo il 2,7 per cento ha più di 100 ettari. Imperniate sulle capacità e sull’intensità del lavoro – non sul capitale – adattate all’infinita diversità delle condizioni naturali, sociali ed economiche, queste strutture produttive garantiscono la sicurezza e la diversità alimentare ai cittadini europei, e sono un modello di sostenibilità sociale, economica ed ecologica;
secondo la normativa attualmente vigente nel nostro Paese, chiunque intraprenda un mestiere di produzione di beni o servizi è definito imprenditore; infatti il codice civile differenzia due figure: l’imprenditore agricolo (articolo 2082 del codice civile), ossia chiunque conduca un’azienda agricola; il piccolo imprenditore (articolo 2083 del codice civile) nel quale è inserita la figura del coltivatore diretto, con riferimento a chi coltiva direttamente la terra con le proprie risorse. Questa differenza giuridica è un importante elemento di lavoro al fine di elaborare uno spazio giuridico adeguato, superando un processo monodirezionale che oggi tende a sussumere tutti gli agricoltori nella nozione di imprenditore agricolo (articolo 2135 del codice civile). La normativa di orientamento e modernizzazione del settore agricolo, di cui al decreto legislativo n. 228 del 2001, ha esteso le competenze di questa figura in un processo che porta a disegnare sempre più un profilo di impresa di mercato dell’azienda agricola, ed a strutturarsi secondo i canoni di tutte le altre imprese. Questo processo ha introdotto il modello unico della competitività commerciale e della logica di profitto nella vita delle aziende agricole, spingendo ad una forte selezione forzosa all’interno del mondo agricolo basata sui criteri economicisti della disponibilità di capitali;
l’agricoltura familiare include tutte le attività agricole fondate sulla famiglia, ed è collegata a diverse aree dello sviluppo rurale, è una modalità di organizzazione agricola, della silvicoltura, della pesca, della produzione pastorale e dell’acquacoltura che è diretta e gestita da un nucleo familiare e, prevalentemente, si basa sulla manodopera familiare, compresa sia quella femminile che maschile;
sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati, quella familiare è la forma prevalente di agricoltura nel settore della produzione alimentare. A livello nazionale esistono una quantità di fattori chiave per uno sviluppo prospero dell’agricoltura familiare come: le condizioni agro-ecologiche e le caratteristiche del territorio; le politiche ambientali; l’accesso ai mercati; l’accesso alla terra e alle risorse naturali; l’accesso alla tecnologia ed ai servizi di ampliamento; l’accesso al credito; condizioni demografiche, economiche e socio-culturali; disponibilità di formazione avanzata,

impegna il Governo:

ad adottare iniziative a favore del coltivatore diretto e, quindi, dell’agricoltura familiare così come è definita, dando al coltivatore medesimo una netta riconoscibilità e classificazione giuridica in grado di differenziarlo dalla figura del grande produttore agricolo, attraverso politiche di agevolazione per l’accesso alla terra, facendo delle zone rurali, in particolare nelle aree interne e in quelle considerate marginali, territori di sperimentazione atti a favorire il ripopolamento umano residente e lavorativo;
ad agevolare, con opportune iniziative socio-giuridiche, l’insediamento e il consolidamento delle aziende contadine mediante adeguate norme di sostegno all’acquisto della proprietà, con particolare riguardo ai giovani agricoltori;
a porre in essere iniziative normative che consentano l’accesso alle terre incolte pubbliche e private, nonché ad assumere iniziative di indirizzo finalizzate anche alla semplificazione in merito alla lavorazione, trasformazione e vendita di limitati quantitativi di prodotti agricoli nell’ambito della filiera corta e della produzione locale, i cui destinatari sono le aziende diretto-coltivatrici e le società e cooperative composte unicamente da soci lavoratori, che trasformano per la vendita esclusivamente i propri prodotti, senza l’utilizzo di personale esterno;
a riconoscere e valorizzare i sistemi sementieri informali territoriali, in grado di garantire una conservazione dinamica della biodiversità agricola e una maggiore autonomia produttiva degli agricoltori;
ad adottare politiche di sostegno e di incentivazione dell’agrobiodiversità, della conservazione in situ e della coltivazione delle varietà locali, attraverso sgravi fiscali ed incentivi economici adeguati, includendo la possibilità di commercializzare le sementi fra i piccoli agricoltori, svincolandoli dal monopolio delle multinazionali;
a facilitare, con adeguati strumenti normativi, l’accesso dei coltivatori diretti ai mercati del proprio comune e/o di quelli limitrofi per prodotti a «chilometro zero» (prodotti di prossimità venduti direttamente) e prodotti di qualità (secondo metodo biologico o modalità equivalenti, in ogni caso a basso impatto ambientale);
ad assumere iniziative per defiscalizzare le attività commerciali di filiera corta e dei prodotti di qualità;
ad assumere iniziative per modificare la normativa di settore prevedendo l’iscrizione facoltativa alla camera di commercio, per le piccole aziende diretto-coltivatrici a dimensione locale, non rendendola, quindi, vincolante per l’accesso a finanziamenti e sostegni pubblici;
a promuovere misure di sostegno nell’ambito della politica agricola comune, PAC, e dei programmi di sviluppo rurale, PSR, rafforzando e rendendo organiche le nuove misure previste in favore delle piccole aziende e delle aree svantaggiate, introducendo parametri basati sul progetto agricolo nel suo insieme e non, esclusivamente, in termini di comparti produttivi;
ad adottare iniziative idonee per l’innalzamento della fascia in regime di esonero IVA a 30 mila euro prevedendo, altresì, la ridefinizione delle fasce di contribuzione Inps con riduzioni, in particolare, per le zone montane e svantaggiate.
(7-00499) «Zaccagnini, Franco Bordo».

Lascia un commento