dal sito di a sud

Nell’ambito delle mobilitazioni contro la conversione in legge del devastante d.l. n. 133/2014 (c.d. Sblocca Italia) comitati locali, organizzazioni sociali, movimenti di lotta per il diritto all’abitare hanno organizzato un blitz alla sede romana di Impregilo, colosso delle costruzioni recentemente fusosi con il gruppo Salini.

La Impregilo, già coinvolta nel disastro dei rifiuti in Campania, nell’assurdo progetto del ponte sullo stretto, nei cantieri della TAV, nell’appalto per la realizzazione della contestata autostrada Roma Latina e in moltissimi altri progetti devastanti e costosissimi nel nostro paese, sarà tra le aziende i cui interessi saranno favoriti dalle norme del decreto Sblocca Italia.

La Impregilo è infatti detentrice dell’appalto per la realizzazione della terza corsia dell’autostrada Venezia-Trieste (costo complessivo 1,7 miliardi di euro) oltre ad essere coinvolta nei lavori di alcuni lotti del nuovo tunnel del Brennero (opera da 1,7 miliardi di euro complessivi),

L’azione ha voluto colpire Impregilo come emblema dei reali interessi celati dietro il decreto che, lungi dallo stanziare risorse per le vere emergenze del paese (risanamento ambientale, bonifiche, messa in sicurezza del territorio, redistribuzione delle ricchezze, occupazione buona e duratura) utilizza la necessità di rilanciare l’economia come scusa per insistere su un modello di sviluppo già rivelatosi dannoso e infruttuoso: fonti fossili, inquinanti e dannose per la salute, cementificazione, grandi opere ad utilità sociale nulla, privatizzazioni dei servizi pubblici locali, inceneritori, sottrazione di competenze agli enti democratici di prossimità a partire dalle Regioni, restrizione degli spazi di partecipazione delle popolazioni, in un quadro complessivo di deregolamentazione che renderà possibile derogare alle normative ambientali, a quelle sugli appalti, attraverso la generalizzazione dello strumento del commissariamento, aumentando in maniera esponenziale il rischio di corruzione come denunciato da Bankitalia.

Dopo la due giorni di presidio a piazza Montecitorio, come reti sociali impegnate nella tutela del territorio, dei beni comuni e dei diritti verso la costruzione di un modello economico e sociale redistributivo, equo e fondato sulla giustizia ambientale, continueremo la nostra battaglia affinché questo decreto, come ogni politica lesiva per ambiente e diritti, venga ritirato dal governo.

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