È stato emanato pochi giorni fa il decreto TerreVive che mette in vendita i terreni demaniali andando contro l’art 44 della Costituzione e aprendo al rischio speculazione. Lo abbiamo sempre detto che la Terra non si vende, con questa campagna abbiamo attivato percorsi alternativi e di rigenerazione di realtà rurali abbandonateLa proposta è stata quella di dare in affitto calmierato le terre pubbliche e non di venderle.

Purtroppo il sostegno di tutti i partiti è stato scarsissimo. Presentai a dicembre 2013 nella legge di Stabilita’ un emendamento che portava la locazione dei terreni all’ 80%. Portai avanti la battaglia in Commissione Agricoltura senza l’appoggio nemmeno del m5s, che tanto si era riempito la bocca, ma poi non sono stati in grado neanche di appoggiare questa proposta.

Mi ricordo mentre i miei interventi erano di 15/20 min. ognuno per sfiancare la Commissione e far approvare l’ emendamento, l’unico ad intervenire per il m5s fu Gallinella con un blando appoggio. Gli altri della commissione muti. Sfiancai talmente tanto il PD che accettarono che l’emendamento fosse riformulato col 20% di riserva per la locazione (non piu’ vendita) prioritariamente a giovani agricoltori. Nell’articolo al link del MIPAAF potete trovare proprio il passaggio che spiega come minimo il 20% verra’ destinato all’affitto.

Tanti terreni e casolari di proprietà pubblica (sia dello Stato che regionali o comunali) potrebbero essere messi in affitto a disposizione di nuovi progetti agroecologici e così dare la possibilità di creare reddito, comunità e una vita dignitosa a molti. Purtroppo col decreto Terre Vive saranno sopratutto coloro che già hanno terra ad accaparrarsene altra. Non tutto ciò che verra’ messo in vendita sarà opera di speculazione, ma una parte certamente corre un serio rischio, perché non si e’ voluto comprendere che per rilanciare nuovi progetti in agricoltura oggi il vero scoglio e’ l’accesso alla terra.

Con l’ affitto il patrimonio sarebbe rimasto in mano allo Stato, quindi di tutti noi e non di qualche privato, e per gli enti che lo avrebbero affittato ci sarebbe stata una entrata regolare e continuativa. Mi auguro che almeno quel 20% che andrà in affitto possa vedere nascere dei bei progetti di neoruralità o dare la possibilità a qualche agricoltore di ampliare la propria dimensione aziendale e continuare a produrre cibo genuino.

// Adriano Zaccagnini

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