I deputati Manfred Schullian e Adriano Zaccagnini hanno presentato il 14 maggio 2014 la seguente interrogazione a risposta immediata in commissione Agricoltura (atto Camera 5/02799) rivolta al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Di seguito la risposta scritta pubblicata il 15 maggio 2014 nell’allegato al bollettino in Commissione XIII (Agricoltura).

SCHULLIAN e ZACCAGNINI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il decreto 22 gennaio 2014 di adozione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), entrato in vigore dal 13 febbraio 2014, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 35 del 12 febbraio 2014) ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, recante la «Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi»;
la direttiva 2009/128/CE assegna agli Stati membri il compito di definire le misure per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. La direttiva prevede di predisporre un apposito Piano d’azione nazionale. Il Piano, in linea con i contenuti della direttiva 2009/128/CE e del decreto legislativo n. 150 del 2012, si prefigge i seguenti obiettivi: ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità; promuovere l’applicazione della difesa integrata, dell’agricoltura biologica e di altri approcci alternativi; proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata; tutelare i consumatori; salvaguardare l’ambiente acquatico e le acque potabili; conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi;
in data 14 aprile, 2014, il sito web Agronotizie pubblicava un articolo dal titolo «Gli Agrotecnici fanno ricorso contro il PAN»; nello stesso articolo si scriveva «Provvedimento depositato ieri al TAR del Lazio contro il Piano d’azione nazionale»;
secondo il Collegio, l’81 per cento delle aziende agricole è priva di autorizzazione all’acquisto di fitofarmaci. Il Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati ha depositato ieri al TAR del Lazio il ricorso contro il PAN, il Piano d’azione nazionale per l’uso di prodotti fitosanitari che, della sua attuale formulazione – si legge in una nota del Collegio – non raggiunge nessuno degli obiettivi previsti dalla direttiva europea n. 128 del 2009 e che anzi ne ritarda di un anno l’effettiva entrata in vigore (in contraddizione con la stessa disposizione nazionale di recepimento della disciplina europea, che fissava al 26 novembre 2013 l’avvio della nuova disciplina). Il PAN consiste in una serie di norme che «dovrebbero» ridurre i rischi associati all’uso dei fitofarmaci, pur continuando a garantire strumenti idonei per la protezione delle colture agrarie, ma in realtà – prosegue il comunicato – il testo predisposto dal Governo non sembra raggiungere questi obiettivi, moltiplicando all’inverosimile le procedure burocratiche, senza alcun effetto concerto e raggiungendo picchi di vera e propria assurdità, (…). Il PAN in sostanza non distingue, se non marginalmente – sostengono gli agrotecnici – fra un benzinaio un musicista, un insegnante di lettere ed un laureato in agraria, libero professionista. Per fare un paragone sarebbe come chiedere ad un medico di fare un «esame regionale» per potere (lui che li prescrive) acquistare un antibiotico in farmacia. Il ruolo dei tecnici liberi professionisti risulta quindi completamente mortificato, nonostante i molti interventi svolti dal Collegio nei confronti del Governo e della Conferenza Stato-regioni; le proposte degli agrotecnici erano volte ad aumentare la consapevolezza dei rischi per la salute pubblica e per quella degli operatori sull’errato impiego dei prodotti fitoiatrici e per promuovere modelli sostenibili di agricoltura. Proposte che salvaguardavano il ruolo dei tecnici liberi professionisti e valorizzavano correttamente il ruolo delle regioni. «A questo punto – ha commentato Roberto Orlandi, presidente degli agrotecnici – posti di fronte a tanta ottusa arroganza, altra strada non rimaneva se non quella di depositare gli atti in tribunale (…). Secondo gli agrotecnici, i problemi reali nell’uso dei fitofarmaci non vengono affrontati nel PAN; in particolare a fronte di 1.623.000 aziende agricole risultanti dall’ultimo censimento dell’agricoltura sono state rilasciate (dal 1968 ad oggi) solo 250.000 autorizzazioni all’acquisto di fitofarmaci. Tolte le 43.000 aziende biologiche (che non usano fitofarmaci) risultano oltre 1.300.000 aziende agricole, cioè oltre l’81 per cento), che verosimilmente utilizzano fitofarmaci senza alcuna autorizzazione. Anche per questo, per difendere la salute pubblica, il Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati ha presentato ricorso;
in tema di utilizzo di fitosanitari vi è da menzionare la Francia è il primo paese in Europa per quantità di pesticidi venduti, con circa 7,500 tonnellate di prodotti venduti all’anno (90 per cento in agricoltura e 10 per cento per usi non agricoli). Il Governo francese ha avviato in anni recenti diverse iniziative per la riduzione dell’uso dei pesticidi (definiti come prodotti fitosanitari dal Code Rural, articolo L253-1) ed è previsto un programma nazionale per la riduzione dei pesticidi che trova la sua disciplina nel Code de l’environnement (articoli R213-12-22, R213-12-23, R213-12-24). Le norme francesi sulla commercializzazione dei prodotti fitosanitari obbligano dal 2010 i fabbricanti di tali prodotti a riportare sull’etichetta la menzione «impiego autorizzato nei giardini», a indicazione che il prodotto non presenti pericolo per gli utenti non professionisti. È vietata la vendita di prodotti fitosanitari che non portino tale menzione sull’etichetta (Arrêté du 30 décembre 2010);
anche la quantità di residui di pesticidi nell’acqua potabile è regolata dalla legislazione francese. L’Arrêté du 11 janvier 2007 stabilisce che la quantità massima non debba essere superiore a 0,1 microgrammi/litro per singola sostanza pesticida e che la quantità totale di pesticidi non debba superare complessivamente gli 0,5 microgrammi/litro. Nel 2003 è stato istituito l’Observatoire des Résidus de Pesticides (ORP) con il compito di creare e gestire una banca dati dei testi regolamentari e dei controlli sui prodotti antiparassitari e sulle tracce (residui) di tali prodotti presenti all’esterno o all’interno degli alimenti Nel 2006 è stato avviato un primo piano interministeriale per la riduzione dei rischi legati ai pesticidi e il cosiddetto Grenelle dell’ambiente del 2007 ha confermato gli orientamenti del piano del 2006 assumendo diversi impegni in materia. A seguito delGrenelle, il Governo francese ha pertanto deciso nel 2008 di ridurre l’uso dei pesticidi del 50 per cento il 2018 e ha lanciato, a settembre 2008, il Plan ECOPHYTO 2018. Nell’ambito del Piano, l’ORP ha avuto il compito di mettere a punto un sistema informativo che consenta lo scambio di dati contenuti nelle diverse banche dati e, in particolare, la rilevazione degli indicatori di pressione fitosanitaria sull’agricoltura francese previsti dal Piano (NODU e QSA), nonché di coordinare la definizione delle pratiche di rilevazione e le informazioni provenienti dall’applicazione dei primi indicatori di rischio. Dal 2008 sono state adottate diverse misure, quali, in, particolare, il ritiro dal mercato di 30 prodotti ritenuti più tossici, la creazione di una tassa sui prodotti fitosanitari di ammontare crescente in base al loro livello di tossicità (Code de l’Environnement, articolo L213-10-8) e la concessione di crediti d’imposta a favore dell’agricoltura biologica. Tra le iniziative avviate nel quadro del Piano ECOPHYTO 2018 si segnalano, inoltre, le azioni volte a migliorare l’informazione degli agricoltori attraverso la creazione di una rete di epidemiovigilanza, a diffondere le buone prassi agricole attraverso la creazione di diverse reti di fattorie di riferimento, a sviluppare la formazione professionale e a migliorare l’uso dei materiali. Dal 2008 il consumo di pesticidi sul territorio francese viene monitorato attraverso un particolare indicatore (NODU), che dovrebbe consentire di valutare la progressiva riduzione dei pesticidi fino al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal Piano. Inoltre un recente provvedimento adottato nel dicembre 2013 vieta l’uso dei fitosanitari decretandone il divieto d’uso nelle aree verdi entro il 2020 e di una commercializzazione per uso non professionale entro il 2022. La decisione si basa sui dati emersi da un’indagine del Senato del 2012 per valutare gli impatti di questi prodotti su ambiente e salute e segue di poco l’appello di un gruppo di ricercatori, medici, ONG e politici alle autorità pubbliche e al governo, affinché riducano la possibilità di ricorrere a pesticidi ed erbicidi o li proibiscano totalmente;
erbicidi e pesticidi possono causare danni non solo alle specie target, ma anche al territorio è al paesaggio, inquinano laghi e corsi d’acqua ed è ormai scientificamente provata la correlazione tra il loro impiego e l’aumento di patologie come i tumori o il morbo di Parkinson. Gli effetti nocivi che i fitofarmaci usati in agricoltura provocano sull’ambiente, la sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità, sono spesso sottovalutati così come i rischi legati al loro uso non agricolo; cioè nel giardinaggio, o nella manutenzione di strade, strade ferrate, autostrade, piazze alberate o viali, nei parchi gioco, nei campi sportivi e nelle aree delle strutture sanitarie, scolastiche, ricreative. Nel 2009 il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che impone il divieto di impiego (o la riduzione dell’uso a situazioni di eccezionalità) dei fitosanitari nelle aree verdi pubbliche –:
se sia a conoscenza dei fatti narrati e se non reputi necessario fare proprie le considerazioni del Collegio nazionale degli agrotecnici, espresse nel provvedimento depositato al TAR del Lazio, creando un sistema disincentivante nei confronti dei prodotti fitosanitari sulla base del livello di tossicità e, invece, di crediti d’imposta in favore dell’agricoltura biologica. (5-02799)

RISPOSTA. Da diversi anni nel nostro Paese vengono incoraggiati sistemi di produzione agroalimentare caratterizzati da un maggior rispetto della salute umana e dell’ambiente quali la produzione biologica e la produzione integrata.
La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione rispondente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.
Il sistema di produzione integrata prevede l’utilizzo di tutti i metodi e mezzi produttivi e di difesa dalle avversità delle produzioni agricole, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la fertilizzazione, nel rispetto dei principi ecologici, economici e tossicologici.
Come noto, al fine di ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari, sia in ambito agricolo che extragricolo, la direttiva dell’Unione europea n. 128 del 21 ottobre 2009 ha istituito un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi.
Gli obiettivi strategici della direttiva e del relativo decreto legislativo di recepimento, 14 agosto 2012, n. 150 dettagliatamente definiti nel Piano di azione nazionale (PAN), approvato con decreto dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, riguardano sostanzialmente la protezione del consumatore e degli operatori agricoli, della popolazione presente nelle aree agricole nonché la tutela dell’ambiente acquatico e degli ecosistemi.
Tali obiettivi possono essere raggiunti mediante la formazione degli operatori del settore, la sensibilizzazione della popolazione sugli effetti derivanti dall’impiego dei prodotti fitosanitari, la corretta manipolazione, stoccaggio e smaltimento delle rimanenze dei prodotti fitosanitari, l’obbligo del controllo funzionale periodico delle macchine impiegate per la distribuzione.
Riguardo al sistema formativo, preciso che il predetto Piano di azione, in conformità alle disposizioni della direttiva e ad integrazione di un sistema già collaudato da anni nell’ordinamento del nostro Paese, individua tre figure professionali che dovranno essere sottoposte a specifici corsi per il rilascio del pertinente certificato abilitativo (utilizzatore professionale, distributore e consulente).
Il succitato decreto legislativo n. 150 del 2012 prevede che possano accedere alla relativa abilitazione soltanto i soggetti in possesso di diplomi o lauree in discipline agrarie e forestali.
Tuttavia, al fine di garantire un adeguato standard professionale in materia di uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e metodi ad essi alternativi, per il rilascio dell’abilitazione all’attività di consulente è prevista la partecipazione a specifici corsi formativi con valutazione finale.
Sempre con la finalità di ridurre e razionalizzare l’impiego dei prodotti fitosanitari, è previsto che il Ministero della salute individui i prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori professionali per i quali sarà necessario il possesso del certificato di abilitazione al relativo acquisto ed utilizzo.
Vorrei, inoltre, evidenziare l’introduzione della difesa integrata obbligatoria, quale significativo elemento del nuovo quadro normativo, in vigore dal 1o gennaio 2014. Pertanto, tutte le aziende agricole dovranno applicare tecniche di prevenzione e di monitoraggio delle infestazioni di organismi nocivi, utilizzare mezzi di controllo biologico dei parassiti, ed utilizzare prodotti fitosanitari che presentano un minor rischio per la salute umana e per l’ambiente.
Un’attenzione particolare è rivolta alla tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile. Infatti, il Piano in questione prevede una serie di misure da applicare in tale ambito rinviando, comunque, alle regioni la scelta delle azioni tenuto conto della specificità del territorio.
Per quanto concerne l’impiego dei prodotti fitosanitari in ambiti extragricoli, il Piano prevede il divieto o la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari, la cui scelta dovrà essere comunque orientata verso l’impiego di prodotti a basso rischio.
In ordine alla maggiore tutela del settore biologico è da sottolineare che l’Italia è tra i Paesi leader in Europa nel settore, con oltre un milione di ettari dedicati al biologico e con quasi 50.000 operatori certificati.
L’Italia, infatti, secondo gli ultimi dati ufficiali si conferma il primo Paese dell’Unione europea per numero di produttori biologici (43.815) ed è seconda solo alla Spagna per le superfici bio.

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