Adriano Zaccagnini di GAPP ha presentato alla Camera dei Deputati la seguente interpellanza (n.2/00482 del 1/4/2014) – rivolta al presidente del Consiglio e ai ministri dello sviluppo economico, della salute e dell’agricoltura – sulle criticità dell’accordo commerciale in corso di negoziazione tra Europa e USA conosciuto come TTIP (Transatlantic trade and investment partnership). L’atto è firmato anche dai deputati Catalano, Tacconi, Labriola e Furnari.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro della salute, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:

il Transatlantic trade and investment partnership il cui acronimo è Ttip, il partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) è un accordo commerciale che è attualmente in corso di negoziato tra l’unione Europea e gli Stati Uniti. Avviato durante il G8 del 17 giugno 2013 questo partenariato, in materia di commercio ed investimenti tra gli Stati Uniti e l’Unione europea è stato possibile dopo che il Consiglio dei ministri competenti per il commercio ha approvato, il 14 giugno, il mandato negoziale per la Commissione. Fino a questo momento si sono tenuti quattro round negoziali, l’ultimo dei quali si è concluso il 14 marzo 2014 ed è stato dedicato a discutere tutti e tre i pilastri di un accordo futuro: l’accesso al mercato, il contesto normativo e le regole. Nello specifico il mandato negoziale concordato all’unanimità dagli Stati membri si compone di tre parti: la decisione del Consiglio che autorizza l’apertura dei negoziati; la decisione degli Stati membri che autorizza la Commissione a negoziare, per loro conto, le previsioni dell’accordo che cadono al di fuori dei limiti delle competenze dell’Unione europea; le direttive negoziali;
il quarto round negoziale nello specifico affronta:
accesso al mercato: i negoziatori hanno discusso tre elementi essenziali: le tariffe, gli scambi di servizi e gli appalti pubblici. Per quanto concerne le tariffe l’Unione europea e gli USA hanno già proceduto a un primo scambio di offerte. Per i servizi e gli appalti pubblici i negoziatori hanno esaminato come procedere per arrivare a uno scambio di offerte;
contesto normativo: i negoziatori sono stati affiancati da un’ampia gamma di esperti e di regolamentatori di entrambe le parti per discutere:
a) la coerenza normativa e l’aumento della compatibilità sul piano regolamentare;
b) gli ostacoli tecnici agli scambi (OTS), in merito ai quali entrambe le parti hanno già presentato proposte scritte;
c) le misure sanitarie e fitosanitarie (MSF) in relazione alle quali si sta preparando il terreno per presentare a tempo debito proposte scritte;
l’Unione europea e gli USA hanno continuato inoltre ad esplorare le modalità per raggiungere una maggiore compatibilità regolamentare in certe industrie fondamentali: prodotti farmaceutici, cosmetici, dispositivi medici, industria automobilistica e chimica;
le discussioni hanno toccato tre ambiti in cui i negoziatori stanno sviluppando approcci innovativi:
a) sviluppo sostenibile, lavoro e ambiente, per sviluppare gli aspetti che sono già coperti dagli attuali accordi commerciali in vigore tra UE e USA;
b) scambi di energia e materie prime – un ambito in relazione al quale l’UE desidera includere nella TTIP un quadro concordato;
c) dogane e agevolazione degli scambi – è particolarmente importante semplificare e snellire le procedure poiché regole complesse e onerose per lo sdoganamento colpiscono più duramente le piccole imprese e possono scoraggiare gli imprenditori dal vendere i loro prodotti oltremare;
nel corso del quarto round negoziale nella giornata del 12 marzo 2014, i negoziatori capo dell’UE e degli USA hanno ribadito il loro impegno a portare avanti nel corso del 2014 tutti i capitoli negoziali e hanno concordato di tenere un’ulteriore tornata di colloqui a Washington prima dell’estate;
in data 19 luglio 2013 dal sito del quotidiano «Il Fatto quotidiano» un articolo a firma di Paolo Ferrero titolava «La grande truffa della Nato economica, il Ttip» nello stesso articolo si descriveva come «[.. .] Che cos’è questo Transatlantic Trade and Investment Partnership il cui acronimo è Ttip? L’obiettivo è dar luogo ad un trattato di libero scambio tra Europa e Nord America che abolisca i dazi doganali e uniformi i regolamenti dei due continenti, in modo da non aver più alcun ostacolo alla libera circolazione delle merci e alla libertà di investimento e di gestione dei servizi. Questo significa abolire i dazi ma soprattutto uniformare i regolamenti Usa e Ue in modo da costruire un unico grande mercato. Per dare una idea dell’enorme importanza di questa operazione, occorre tener presente che tra gli argomenti trattati vi è: «l’accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali, gli appalti pubblici, gli investimenti materiali, l’energia e le materie prime, le materie regolamentari, le misure sanitarie e fitosanitarie, i servizi, i diritti di proprietà intellettuale, lo sviluppo sostenibile, le piccole e medie imprese, la composizione delle controversie, la concorrenza la facilitazione degli scambi, le imprese di proprietà statale». Le sole produzioni audiovisive sono state tolte dalla trattativa grazie alla meritoria opposizione del governo francese. […] Il punto più pericoloso è che l’uniformazione dei regolamenti tra Usa e Ue produrrà tendenzialmente una uniformazione al ribasso. Questa ipotesi è così vera che Obama ha chiesto di togliere dal negoziato i mercati finanziari, portando a motivazione che le regole in vigore negli Stati Uniti sono più severe di quelle europee (vero) e dando quindi per scontato che nella trattativa verrebbero rimosse le regole più severe che proprio la sua amministrazione ha inserito. Questa uniformazione al ribasso delle regole avrebbe delle ricadute disastrose sull’Europa ed in particolare sull’Italia. Per quanto riguarda l’agricoltura, negli Usa infatti è possibile coltivare prodotti ogm, è possibile utilizzare gli ormoni nell’allevamento degli animali destinati all’alimentazione, così come non sono riconosciute le denominazioni d’origine controllata. Sarebbe così possibile commercializzare Chianti o Barolo prodotto in California e denominare Parmigiano reggiano qualsiasi formaggio duro. Per quanto riguarda i servizi si ipotizza di escludere dalla trattativa solo quelli per i quali non esiste offerta privata: l’acqua, la sanità, l’istruzione e cioè il complesso dei beni comuni e del welfare rischiano di essere completamente privatizzati e snaturati. Per quanto riguarda l’ambiente le regole Usa sono molto meno vincolanti: non esiste la carbon tax e le aziende potranno contrapporre la loro aspettativa di guadagno alla difesa della salute attuata dagli Stati. Emblematico – nell’ambito del trattato di libero commercio tra Usa e Canada (Nafta) – che lo stato del Quebec – che ha votato una moratoria sull’estrazione dello shale gas in nome della difesa della salute della popolazione – sia stato portato di fronte al tribunale arbitrale del Nafta dalle industrie Usa del settore, a causa della perdita di potenziale guadagno derivante dalla sua decisione»;
dal sito della Campagna – «Stop TTIP» http://stop-ttip-italia.net/ in data 13 marzo 2014 si pubblica il seguente appello – «STOP TTIP ! I movimenti europei a Bruxelles danno il benvenuto ai negoziatori Usa e Ue “nel comunicato si spiegano le ragioni della campagna di mobilitazione internazionale contro l’accordo fra Europa ed America” Il TTIP viene spacciato come una delle più efficaci soluzioni possibili alla crisi economica che ci attanaglia, ma si risolverebbe nell’ennesimo taglio ai servizi pubblici per compensare le perdite della finanza e della speculazione. Anche le valutazioni d’impatto condotte dalla stessa Commissione dimostrano che al massimo il TTIP porterebbe a una crescita dell’0,05 per cento del PIL europeo, a fronte dell’ennesima ondata di liberalizzazione ma, quello che è più grave, ad un azzeramento progressivo degli standard di qualità e di sicurezza dei nostri prodotti agricoli, alimentari, industriali, chimici, della sicurezza sul lavoro, e quindi delle regole e garanzie che democraticamente nazioni e territori hanno conquistato, che vengono liquidati in queste trattative come semplici ostacoli al commercio di cui liberarsi. Per negoziare indisturbati e senza consentire repliche ai cittadini, per di più, i testi legali in discussione sono sottoposti al segreto commerciale, e dunque non disponibili alla lettura nemmeno ai Parlamentari europei regolarmente eletti. Per questo movimenti sociali, associazioni, organizzazioni contadine e sindacati d’Europa e d’America si sono dati appuntamento a Bruxelles per sviluppare una strategia comune, mentre in contemporanea in Italia parte la Campagna STOP TTIP ITALIA promossa da una larga rete di associazioni, organizzazioni sociali, sindacati, comitati» –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti narrati e quali azioni intendano intraprendere;
se considerata la portata dei cambiamenti economici e sociali che il transatlantic trade and investment partnership comporterà, non reputino opportuno fare proprie le istanze della campagna internazionale «STOP TTIP», in modo tale che il nostro paese si faccia promotore in sede europea della richiesta di accesso ai testi legali in discussione che attualmente sono sottoposti al segreto commerciale e quindi non disponibili;
se, considerata la nostra economia agricola basata sulla biodiversità, non reputino opportuno introdurre nella discussione in seno ai negoziati, clausole volte a tutelare i prodotti «Made in Italy»;
se, considerato il grave momento di crisi economica e la specificità del contesto italiano, non reputino opportuno introdurre nella discussione, in seno ai negoziati, politiche utili a tutelare il nostro Pil e di conseguenza utili alla ripresa della crescita occupazionale;
se non reputino opportuno chiarire in che modo l’Italia abbia contribuito alle vari fasi della negoziazione circa questo accordo e se non reputino opportuno lo svilupparsi di una maggiore campagna di informazione sia presso la società civile sia fornendo ogni elemento utile al Parlamento.

// LINK: Adriano Zaccagnini, “INTERPELLANZA 2/00482”, Camera dei Deputati, 1 aprile 2014

Lascia un commento