zaccagnini cameraIl 4 febbraio 2014 Adriano Zaccagnini (GAPP) ha presentato la proposta di legge “Disposizioni in materia di consumo del suolo e di tutela e valorizzazione dell’agricoltura” (atto Camera n.2047). Riportiamo integralmente la relazione introduttiva ai 20 articoli del testo.

Nel nostro ordinamento non è mai stata data attuazione in modo organico alla finalità costituzionale del razionale sfruttamento del suolo (articolo 44 della Costituzione), che oggi deve considerarsi come una risorsa sempre più scarsa, il cui consumo, inteso come irreversibile impoverimento, riduzione o perdita delle caratteristiche naturali che sottendono alla capacità, reale o potenziale, di assicurare il funzionamento dei cicli eco-biologici, determina non solo pe- santi ripercussioni sull’economia agricola e turistica, ma, soprattutto, pregiudica la conservazione di un fondamentale bene comune necessario per la vita delle future generazioni umane.

Infatti, autorevoli indagini compiute dimostrano che dal 1970 al 2010 si è registrato in Italia un calo del 28 per cento della superficie agricola utilizzata (SAU), ossia pari a circa 5 milioni di ettari (la superficie di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme), mentre, a fronte di un aumento della popolazione del 28 per cento dal 1950 ad oggi la cementificazione ha avuto un trend di crescita pari al 166 per cento e tuttora i processi di impermeabilizzazione dei suoli nazionali proseguono al ritmo di 100 ettari al giorno (fonti INEA, ISPRA, ISTAT).

Tali numeri, se rapportati agli altri indicatori riguardanti la capacità di auto approvvigionamento di beni agroalimentari in rapida decrescita e attualmente pari solo all’80/85 per cento del fabbisogno nazionale (in altre parole, la produzione nazionale copre i consumi di solo tre italiani su quattro), evidenziano la straordinaria rilevanza e portata del problema « consumo di suolo », e dunque la necessità e l’urgenza di fronteggiarlo con la maggiore efficacia possibile.

Ciò a maggior ragione tenendo conto delle previsioni di incremento demografico su scala globale, della crescita del potere di acquisto di Paesi estremamente popolosi, quali la Cina, l’India e il Brasile, e del passaggio da una economia basata sui combustibili fossili ad altre forme energetiche che eserciteranno una pressione sempre maggiore sui terreni agricoli. Si stima, infatti, che nel 2050 la domanda di prodotti agricoli crescerà del 70 per cento mettendo sotto pressione i sistemi ambientali e agroalimentari e incrementando il pericolo della scarsità (dati della Commissione europea rilevati nel 2012).

Ma il problema dell’indipendenza alimentare non è il solo a pesare sul tema « consumo di suolo ».

Oggi, infatti, quando la globalizzazione sta riproducendo per ciclicità storica fenomeni già vissuti al tempo dell’urbanesimo, la progressiva erosione della risorsa suolo sta incidendo, alimentandoli, anche sui grandi cambiamenti ambientali e sociali che possono misurarsi ormai ad occhio nudo osservando i nostri territori: il dissesto idrogeologico e conseguente aumento dei rischi di franosità derivanti dall’abbandono delle montagne; la devastazione dei paesaggi agrari per effetto dell’espansione delle aree urbanizzate e della trasformazione caotica degli spazi rurali di frontiera periurbana e metropolitana; i processi migratori e di ricolonizzazione disordinata e sparsa generati dallo spostamento e dal riversamento specie nelle pianure e nelle gronde di fondovalle di milioni di persone in fuga dalle città e dalle lande più povere e desolate dell’Italia e del mondo intero.

Sicché la questione « consumo di suolo » non attiene soltanto alla regolazione degli aspetti quantitativi e qualitativi delle trasformazioni, ma riguarda anche le metamorfosi sociali e i potenti fenomeni di esclusione che si stanno verificando come effetto dei processi di globalizzazione, tanto nelle città quanto negli spazi rurali.

Se è dunque inderogabile affrontare il problema del « consumo di suolo » sul doppio fronte della preservazione dei terreni agricoli e della limitazione dei processi di cementificazione, non meno importante è la capacità di intraprendere nuovi percorsi di sviluppo sostenibile in modo integrato e senza artificiose distinzioni tra città e campagna; soprattutto, interpretandoli anche in funzione di nuove costruzioni sociali.

Sul fronte della preservazione dei terreni agricoli è proprio l’articolo 44 della Costituzione che illumina i nuovi percorsi di sviluppo sostenibile da perseguire per fronteggiare l’erosione della risorsa suolo anche in chiave di riforma sociale.

L’obiettivo per lo sviluppo dell’agricoltura è la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo, la ricostituzione delle unità produttive, l’aiuto alla media e piccola proprietà e il sostegno delle aree montane; ma il più alto fine su cui poggia l’articolo 44 è però il razionale utilizzo del suolo non disgiunto dal conseguimento di equi rapporti sociali; ed è proprio in queste due grandi finalità – tra loro interconnesse – che è racchiuso il senso stesso dell’agricoltura, che produce da diecimila anni una pluralità di valori: cibo, tutela delle risorse naturali, beni relazionali, legami comunitari e inclusione sociale.

In questa logica, dunque, oltre che assicurare la produzione agro-alimentare, la funzione principale delle aree agricole urbane e periurbane è quella di produrre beni relazionali in contesti di forte esclusione sociale; mentre la funzione principale delle aree agricole montane e collinari è quella di mantenere una presenza umana diffusa per poter presidiare le risorse naturali dai rischi idrogeologici in contesti territoriali difficili.

A questi principi e dettami costituzionali questa proposta di legge si conforma integralmente.

Sul fronte della limitazione dei processi di cementificazione l’obiettivo principale è interrompere l’espansione o la densificazione degli spazi urbanizzati a scapito di suoli liberi anche solo potenzialmente utilizzabili per fini agricoli, puntando al riuso dell’esistente anche attraverso l’incentivazione di sistematiche e diffuse operazioni di trasformazione per conseguire il miglioramento delle condizioni ambientali e microclimatiche locali, dei sistemi di mobilità ciclabili e pedonali, dei servizi e delle reti di protezione sociale.

In armonia con le linee guida della Commissione europea (Guidelines on bestpractic to limit, mitigate or compensate soil sealing), occorre infatti impedire e prevenire la conversione di aree verdi in aree edificate, promuovere l’utilizzo di materiali permeabili, costruire infrastrutture « verdi », implementare i sistemi naturali di reggimentazione delle acque, procedere ovunque possibile alla deimpermeabilizzazione del suolo.

Il fine principale delle operazioni che la presente proposta di legge intende promuovere è una compenetrazione ecologica tra città e campagna, sfruttando i « corridoi » dei fiumi, dei parchi, dei giardini, degli orti urbani, per riconqui- stare la continuità eco-biologica perduta tra gli spazi aperti, i frammenti di cam- pagna nelle periferie, fino ai centri più antichi.

Il faro e il lievito che guidano e conformano il senso complessivo e l’articolato di questa proposta di legge sono i princìpi fondamentali dell’articolo 3 della Costituzione, finalizzati a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, e quelli dell’articolo 9 della Costituzione, per la tutela, il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione dell’immenso patrimonio paesaggistico italiano, frutto di millenari intrecci tra natura e storia.

// Adriano Zaccagnini proposta di legge “Disposizioni in materia di consumo del suolo e di tutela e valorizzazione dell’agricoltura” (C.2047) <camera.it> 4 febbraio 2014

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  1. […] aver presentato una proposta di legge organica per fermare il consumo di suolo, oggi ho depositato vari emendamenti in materia al testo governativo, ripresi proprio dalla mia […]

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