“Quando ero a Vicenza qualche anno fa per bloccare la base Usa Dal Molin apprezzai molto la presenza di Fo, ma oggi non capisco più la sua posizione politica e il suo ‘giustificazionismo’ per la politica M5S. L’opposizione dura dentro le istituzioni repubblicane è legittima, soprattutto in tempo di crisi. Ma quello che non capisco è come uno come lui giustifichi un linguaggio sessista (Franca Rame cosa avrebbe detto a Grillo-Casaleggio?), omofobo e che evidentemente produce un terreno fertile all’immaginario culturale delle destre razziste.”

“Uno scenario non tanto lontano nel resto d’Europa. Dario Fo sa bene quanto il linguaggio crei nuove dimensioni semantiche e sia capace di promuovere affiliazione e identificazione in uno spirito di popolo potenzialmente feroce e squadrista, soprattutto in fasi di crisi economiche pesantissime. E’ lui che diceva che il padrone è tale perchè conosce 1000 parole in più del lavoratore. Ed è vero. Ebbene oggi chi conosce 1000 modi in più di diffamare e plagiare le menti sembra avere acquisito il potere di un padrone che controlla e tende al disciplinamento delle emozioni cruente per propri fini propagandistici: questo padrone-guru plasma la cultura di migliaia di giovani cittadini, instillando violenza estemporanea,  ma continuativa e, oggi, lancia invettive, ma domani non sappiamo l’escalation dove ci potrebbe portare, una volta che tali sensibilità saranno state plagiate marcatamente. Questa è la formazione culturale-politica e il linguaggio che legittima Fo e che Fo immagina per le giovani generazioni? Questo è il dono concettuale che un premio Nobel fa al proprio paese? Il giustificazionismo? Che contenuti veicola questo linguaggio e cosa porterà l’assuefazione a tutto ciò? Caro Dario Fo torni quello sul palco di Vicenza  dove l’ho conosciuta e rigetti ogni giustificazionismo.”

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